NUOVO TEST PER VALUTARE LA GUARIGIONE DA HIV/AIDS

data di pubblicazione:

18 Luglio 2017

tza aidsLe terapie anti-retrovirali sono in grado di sopprimere l’infezione da HIV-1 fino a livelli indosabili di viremia plasmatica. Tuttavia il genoma dell’HIV-1 può persistere all’interno dei CD4+ quiescenti. Questo reservoir nascosto rappresenta l’ostacolo principale alla cura di questa condizione; per questo si sta cercando di mettere a punto dei trattamenti in grado di eradicare questo reservoir dal quale può ripartire l’infezione una volta interrotta la terapia. E per misurare questi sforzi servono dei test nuovi. Come quello messo a punto all’Università di Pittsburgh.

Come è possibile stabilire con certezza se un paziente è guarito dall’HIV? La risposta è alquanto elusiva visto che il virus può rimanere quiescente nelle cellule del sistema immunitario, rendendosi in questo modo invisibile ai test.
Un problema questo che potrebbe però risolversi a breve grazie ad un test per l’HIV nascosto, peraltro più rapido e molto meno costoso dell’attuale gold standard, messo a punto dai ricercatori della University of Pittsburgh’s Graduate School of Public Health, che hanno pubblicato su Nature Medicine la loro scoperta.

Nell’ambito di questa ricerca, gli autori dello studio hanno anche scoperto che il livello di virus in quiescenza nelle cellule del sistema immunitario è di almeno 70 volte superiore a quanto ritenuto finora.

“Sono stati fatti sforzi sostanziali – afferma Phalguni Gupta, vice direttore del Pitt Public Health’s Department of Infectious Diseases and Microbiology – per tentare di eradicare questo reservoir latente del virus che permane nei pazienti, nonostante si faccia ricorso alle migliori terapie. Ma si tratta di sforzi inutili senza avere a disposizione un test sufficientemente sensibile e pratico per aiutare i medici a capire se un paziente è stato effettivamente curato”.

L’HIV infetta i linfociti T CD4+, cellule del sistema immunitario che giocano un ruolo determinante nel proteggere l’organismo dalle infezioni. Le terapie antiretrovirali anti-HIV sono ormai potentissime; resta tuttavia di importanza fondamentale capire se l’eventuale HIV DNA rilevato dai test possa rappresentare, alla sospensione della terapia, una minaccia di recidiva o no. Il test ideale dovrebbe dunque essere in grado di dimostrare se il virus individuato sia in grado di replicarsi e questo viene fatto tipicamente mettendo in coltura il virus isolato dal campione.

Il miglior test disponibile al momento è il cosiddetto Q-VOA (Quantitative Viral Outgrowth Assay), ma è tutt’altro che ideale. Può fornire infatti solo una vaga stima dell’entità del reservoir virale latente; richiede un cospicuo campione di sangue, è indaginoso, richiede tempo ed è molto costoso.

Il team di ricerca della Pittsburgh ha dunque pensato ad un’alternativa, mettendo a punto un test, il TZA, che va a ricercare un gene che risulta acceso solo quando il virus è in fase di replicazione. Questo consente ai tecnici di laboratorio di quantificare il virus HIV in replicazione. I risultati del test sono disponibili nell’arco di una settimana, contro le due settimane necessarie per acquisire i risultati del Q-VOA, il campione di sangue necessario è più piccolo e l’esecuzione del test è meno indaginosa; i costi infine sono un terzo del test di riferimento.

“Utilizzando questo test – afferma Gupta – siamo riusciti a dimostrare che i pazienti asintomatici in trattamento con anti-retrovirali presentano un reservoir di HIV molto più ampio di quanto in precedenza ritenuto, cioè fino a 70 volte superiore rispetto a quanto rilevato dal Q-VOA.
Dato che questi due test utilizzano modalità diverse per misurare l’HIV in grado di replicare, riteniamo utile renderli entrambi disponibili ai ricercatori che stanno lavorando ad una cura per l’HIV. Visto infine che il TZA richiede un piccolo numero di cellule, questo test potrà essere utile per la quantificazione dell’HIV in grado di replicare nella popolazione pediatrica, come anche nei linfonodi e nei tessuti che mostrano persistenza del virus”.

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