BASI NEUROBIOLOGICHE NEL GIOCATORE D'AZZARDO PATOLOGICO

data di pubblicazione:

16 Novembre 2016

gap 2Dal dossier sul gioco d’azzardo della rivista “La salute umana”, si sintetizza un articolo di Edvige Mancinelli, del Centro Sperimentale per la Promozione della Salute di Perugia sui giocatori d’azzardo patologici. Il giocatore patologico è un soggetto che stabilisce un rapporto altamente esclusivo e coinvolgente con il gioco. Il GAP è in genere accompagnato da sintomi prodromici quali la comparsa di menzogne, problemi finanziari, cambiamento delle abitudini alimentari, alterazioni dell’umore, incremento dell’aggressività e del tempo dedicato al gioco, indebitamento. Seppure non vi sia accordo in letteratura sulle basi neurobiologiche del GAP, vi è consenso su quattro processi cognitivo-cerebrali comuni alle dipendenze comportamentali, incluso quindi il GAP. Secondo Serpelloni, esse sono: 1) il processo della ricompensa e della punizione e la sua relazione con il condizionamento comportamentale. Si tratta di un meccanismo di base identificabile nella gratificazione, in cui svolge un ruolo importante il sistema neurotrasmettitoriale dopaminergico mesolimbico. “Nel GAP, l’attivazione del sistema dopaminergico, produce un effetto, al contempo, gratificante ed eccitante, percepito come “sedativo/inibente” di pensieri negativi e/o ansie esistenziali, e capace di incrementare autostima e socializzazione”; 2) l’aumento della rilevanza degli stimoli associati al gioco d’azzardo che spesso attivano una forte urgenza di giocare, di cui non è ancora chiara la neuro-biologia, che sembra avere come meccanismi di controllo alcune aree cerebrali (la corteccia prefrontale, il nucleo accumbens, l’ippocampo, l’amigdala); 3) l’aumento dell’impulsività come tratto di vulnerabilità per sviluppare una ludopatia, provocato dal punto di vista neuro-biologico da un’alterazione del sistema neurotrasmettitoriale serotoninergico; 4) la compromissione del processo decisionale, in cui sarebbero implicate alterazioni e anomalie cerebrali di natura strutturale e/o funzionale della corteccia pre-frontale e dei circuiti subcortico-corticali.

Nelle conclusioni, Mancinelli sottolinea come “L’azzardopatia, analogamente alla tossicodipendenza e all’etilismo, presenta un alto tasso di comorbilità psichiatrica con disturbi dell’umore (depressione), di personalità spesso antisociale o borderline, ansia. Non solo. I ludopatici presentano un tasso di dipendenza da sostazne stupefacenti e/o alcol più alto che nel resto della popolazione”

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