DAGLI OPG ALLE REMS: RESISTENZE E LIMITI CULTURALI DEL NUOVO MODELLO

data di pubblicazione:

14 Novembre 2016

remsDopo più di un anno e mezzo trascorso dalla prevista chiusura degli OPG, stenta a decollare il nuovo sistema di cura previsto per le persone ree giudicate pericolose e al tempo stesso sofferenti di patologie psichiatriche. Il superamento degli OPG prevedeva, in prima istanza, la presa in carico territoriale delle persone trattenute negli OPG e in parallelo l’apertura di nuovi centri, denominati REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza). Un articolo di Michele Passione, pubblicato per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 9 novembre, mette in luce i ritardi e le contraddizioni del nuovo modello, che in parte eredita le problematiche storiche degli OPG, in cui erano prevalenti gli aspetti di sicurezza e di custodia su quelli di assistenza e di cura. I problemi, per le REMS, non sono limitati ai ritardi organizzativi e gestionali con cui tali strutture sono entrate in funzione o dalle resistenze politiche opposte da alcune regioni all’implementazione della legge. Per Passione, rimangono in campo diversi ostacoli di natura culturale e giuridica che frenano l’attuazione della legge che istituisce le REMS: basti pensare ai casi in cui alcuni ex internati negli OPG si sono visti ritardare o negare l’uscita allo scadere del termine delle misure di sicurezza che giustificano la loro reclusione. In effetti, il reo folle continua a essere stigmatizzato, e nei suoi confronti continua a prevalere un’impostazione di fondo fondata sul primato della custodia e della sicurezza su quello della malattia e della cura. Per Fiorentino, “Fino a che resterà in vita il sistema del doppio binario, del folle reo, occorre che comunque la psichiatria sappia formulare prognosi e disegnare progetti di cura e sostegno con una visione diversa dal passato, senza sposare la logica della medicina difensiva, evitando del pari che le funzioni di custodia prevalgano su quelle di cura. E’ necessario scongiurare che le REMS, figlie di un Dio maggiore (l’Opg), ne ereditino gli aspetti deteriori, non solo fisici (la contenzione, la punizione) e burocratici (con le più diverse traduzioni a macchia di leopardo del regolamento penitenziario), ma soprattutto culturali; un medico resta un medico, come una rosa è una rosa, è una rosa.”

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