ONU: TUTTI I NUMERI DELL'AIDS

data di pubblicazione:

19 Gennaio 2016

AIDS BY THE NUMBERS 2015Aids – la sfida dell’Onu: “Debellare la malattia entro il 2030”.
Si chiama “fast track”, colpire veloce, andare in pole position, scommettere sulle priorità. Si può tradurre così il nuovo slogan di Unaids che ha indicato gli obiettivi da raggiungere: 90% dei malati in trattamento, 90% dei sieropositivi coscienti di esserlo, 90% di soppressione della carica virale tra i pazienti in trattamento, riduzione del 75% delle nuove infezioni e discriminazione “zero” verso le persone affette.
“L’Africa è vicina a sconfiggere l’epidemia di AIDS”, ha detto Direttore Esecutivo UNAIDS Michel Sidibé alla cerimonia di apertura della 18ª Conferenza internazionale sull’AIDS e le malattie sessualmente trasmissibili in Africa (ICASA), in svolgimento dal 29 novembre al 4 dicembre a Harare, nello Zimbabwe. “Non abbiamo tempo da perdere. Abbiamo cinque anni per accelerare la lotta contro l’AIDS – ha detto Sibidé – in modo che l’epidemia non possa più rimbalzare”.
La battaglia dell’Aids in Africa è la battaglia primaria. Dei 36,9 milioni di persone che vivono con l’HIV nel mondo, 25,8 milioni vivono in Africa e in particolare in quella sub-sahariana.

E la strategia di Unaids non può che partire da qui. Con programmi più ambiziosi che mirano a debellare l’Aids nei prossimi 15 anni.

La parola d’ordine è “fast track”, ovvero accelerare e mettersi in avanti, stabilire nuove priorità. Che per la sconfitta dell’Aids prevedono altrettanti ambiziosi, ma secondo Unaids possibili, traguardi: 90% dei malati in trattamento, 90% dei sieropositivi coscienti di esserlo, 90% di soppressione della carica virale tra i pazienti in trattamento, riduzione del 75% delle nuove infezioni e discriminazione “zero” verso le persone affette.

Oggi la situazione è certamente migliorata rispetto a qualche anno fa: 35% di casi dal 2000, – 42% di morti dopo il picco registrato nel 2003, – 58% di casi di nuove infezioni tra i bambini dal 2000 e + 84% di accesso ai farmaci antiretrovirali rispetto ai livelli del 2010.

Ma certamente per raggiugere i goal della campagna “fast track” di strada ce n’è ancora molta da fare. In termini assoluti vorrebbe dire scongiurare 21 milioni di morti e 28 milioni di nuove infezioni previste da qui al 2030 e dare i farmaci ad almeno altre 22 milioni di persone che oggi non si curano.

Dei 36,9 milioni di malati, infatti, solo 15,8 milioni hanno accesso alle terapie e l’anno scorso nel mondo abbiamo avuto ancora 2 milioni di nuovi infetti e 1,2 milioni di morti per Aids. Senza contare che ad oggi più di 17 milioni di persone sono sieropositive senza sapere di esserlo, con tutti i rischi di trasmissione del virus che ciò comporta. Quindi bisogna agire e in fretta. Il successo dell’operazione “fast track” si gioca infatti tutto nei prossimi cinque anni, da qui al 2020, durante i quali bisogna concentrare le iniziative e attaccare frontalmente la malattia.

E come sempre il problema sono anche i soldi. Il gap tra le risorse che si spendono attualmente e quelle necessarie per questi primi cinque fondamentali anni di iniziative è di 9 miliardi di dollari e proprio nel 2012 si raggiungerà il picco degli investimenti necessari con un totale 31,1 miliardi di dollari che poi gradualmente dovrebbero iniziare a scendere.

E non c’è alternativa a questo programma. O meglio l’alternativa, avvertono gli esperti di Unaids è che se non raggiungeremo i primi target entro il 2020 l’Aids tornerà a esplodere e faremo tutti un passo indietro di almeno dieci anni.

AIDS BY THE NUMBERS 2015

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