CONFERENZA REGIONALE TOSCANA SULLE DIPENDENZE. 2a parte

data di pubblicazione:

11 Dicembre 2015

sstDopo l’intervento di Alfano, è stata la volta dei relatori dei cinque gruppi tematici.

Paola Trotta, direttrice del dipartimento dipendenze dell’ASL 10 Firenze, ha relazionato sui risultati del gruppo “Giovani e nuovi stili di consumo”. La dott.ssa Trotta ha citato i policonsumatori come tema emergente nella classe d’età 15-19 anni, ricordando anche come i giovani toscani mostrino  consumi superiori alla media nazionale per singole sostanze (cannabis, cocaina, eroina, smart drugs). Gap e forme di dipendenza online sono problematiche presenti fra i giovani toscani, ma ancora piuttosto sommerse. In conclusione, la dott.ssa Trotta ha ricordato l’importanza delle politiche di prevenzione e di riduzione dei rischi, e il tema della resilienza del sistema familiare per i giovani con dipendenza da sostanze.

Maria Stagnitta (Ass. Porte Aperte) e Federica Gamberale (Cat coop soc) sono intervenute, come rappresentanti del terzo settore, per il gruppo “Interventi di prossimità, Unità di strada”. Stagnitta ha rimarcato la difficoltà, nel dibattito scientifico e nelle politiche socio-sanitarie, di usare il concetto di “riduzione del danno”, il cui recepimento, in Italia, appare più lento e contrastato che in altri paesi europei. L’esperienza toscana di riduzione del danno dimostra la flessibilità dell’approccio verso i nuovi consumi e bisogni, e la sua importanza per intercettare i comportamenti sommersi. L’esperienza decennale del centro Java è stata al centro dell’intervento della dott.ssa Gamberale, che ha analizzato, attraverso i cambiamenti osservati nell’utenza del centro Java, le nuove forme, contesti e modalità di consumo di sostanze. Sono state citate la diffusione di nuove modalità d’uso della ketamina, l’uso “normalizzato” dei cannabinoidi anche fra i giovanissimi, il ritorno all’uso di eroina, l’abuso alcolico come prassi di socializzazione.

La dott.ssa Antonella Manfredi, direttrice del Dipartimento delle Dipendenze di Prato, ha parlato in rappresentanza del gruppo “Esecuzione penale e percorsi riabilitativi”. Nel suo articolato intervento, Manfredi ha riassunto i principi guida della normativa italiana e toscana, dell’ordinamento penitenziario sui soggetti tossicodipendenti. Dal 2010 infatti la salute dei detenuti è di competenza regionale e ciò ha determinato una complessa riorganizzazione del ciclo di diagnosi, cura, riabilitazione dei soggetti tossicodipendenti in carcere. In generale, nelle carceri toscane le criticità maggiori riguardano la condizione degli stranieri irregolari e dei minori.

Il dott. Marco Beccantini, direttore del Dipartimento delle Dipendenze di Arezzo, è intervenuto per presentare i risultati del gruppo “Cronicità e diritti di cittadinanza”, che si è occupato delle nuove fragilità legate al processo d’invecchiamento della popolazione, e alle conseguenze dell’allentamento dei fattori protettivi a livello sociale e familiare. Un problema specifico è rappresentato dall’invecchiamento di parte significativa dei pazienti in carico ai servizi per le tossicodipendenze, per i quali emergono temi quali la disabilità psico-fisica, la fragilità sociale, l’instabilità clinica, le scarse competenze lavorative.

A chiudere la fase di restituzione dei gruppi di lavoro è stata la dott.ssa Adriana Iozzi, direttrice del Ser.T. Firenze C della ASL 10, per il gruppo “Gioco d’Azzardo Patologico: percorsi di cura”. Iozzi, rimarcando le numerose difficoltà e contraddizioni esistenti (mancanza di una legge quadro nazionale, scarsa disponibilità di risorse, difformità organizzative), ha messo in luce alcune esperienze toscane che, sia pure in modo non organico, rappresentano percorsi concreti sul piano della ricerca, della cura e della riabilitazione dei giocatori che vivono problematiche di GAP.

 

 

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