FARMACI E SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

data di pubblicazione:

1 Ottobre 2015

FARMACINei prossimi dieci anni arriveranno sul mercato italiano farmaci tanto innovativi ed efficaci quanto costosi, che potrebbero far lievitare la spesa fino a 30 miliardi nel 2019. Se il sistema non comincia già da oggi ad adattarsi, è facile prevedere che collassi.
La spesa del servizio sanitario pubblico italiano è ancora sotto la media europea, ma sta crescendo quella che i cittadini affrontano pagando di tasca propria, che è già ai livelli più alti del Vecchio Continente. Nel contempo, le buone notizie che arrivano dal fronte della ricerca scientifica presentano un “rovescio della medaglia”: se è vero infatti che nel giro di pochi anni si renderanno disponibili nuove e sempre più efficaci cure anche per malattie che oggi non sono trattabili, è altrettanto vero che queste innovazioni avranno costi così elevati che il sistema sanitario pubblico del nostro Paese potrebbe non essere in grado di sopportarli.

A questo argomento I-Com, Istituto per la Competitività, dedica il Rapporto La grande scommessa dell’innovazione farmaceutica, presentato il 30 settembre a Roma. «Nello studio abbiamo rilevato come la spesa sanitaria pubblica si collochi ancora sotto la media europea, nonostante tra il 1990 e il 2014 sia aumentata del 166,8% in termini nominali e del 41,6% in termini reali, con un out-of-pocket, cioè la spesa direttamente a carico dei cittadini, che già oggi è uno dei più elevati nella Ue» spiega Stefano da Empoli, presidente di I-Com. –«Di fronte all’ondata di farmaci innovativi a cui assisteremo nei prossimi – prosegue – la scelta per i protagonisti della filiera della salute è duplice e senza appello: mettere a punto un sistema di governance condiviso, accettando la sfida dell’innovazione, oppure soccombervi rinunciando alla sostenibilità del Ssn o al suo carattere universalistico».

Tre gli scenari ipotizzati dall’Istituto per i prossimi anni. Il primo, senza che cambino le attuali condizioni, il tasso di crescita della spesa farmaceutica totale passerebbe dal +0,3% del 2015 al 2% del 2019, per arrivare a un valore di 60 miliardi di euro nel 2050. Nello scenario intermedio si ipotizza per l’Italia un tasso di crescita medio annuo della spesa al 2% con la spesa farmaceutica totale che raggiungerebbe 29,4 miliardi di euro nel 2019. Infine, l’ultimo scenario ipotizza per l’Italia un tasso di crescita medio annuo della spesa del 2,2% (in linea con la stima dell’Economist Intelligence Unit per l’Europa occidentale), che porterebbe la spesa farmaceutica totale a 29,7 miliardi di euro nel 2019.

Secondo l’Istituto, dalle tre prospettive emerge che variazioni di anche pochi decimi di punto percentuale nel tasso di crescita medio annuo determinano «un impatto dirompente» sulla spesa farmaceutica, con un incremento di molte centinaia di milioni di euro. Senza dimenticare che, dal 2020 in poi, il tasso di crescita potrebbe impennarsi ulteriormente, con un vero e proprio “effetto tsunami” sul Ssn.

«L’innovazione è una leva potente per la riduzione dei costi della sanità nel lungo periodo – sottolinea Davide Integlia, direttore Area Innovazione di I-Com – ma ogni nuova scoperta rappresenta un costo in più nell’immediato. Un costo che, in termini di aggregato, sembra non essere sostenibile per le finanze del Ssn. È su questo banco di prova che le Istituzioni dovranno cimentarsi, nell’individuare un possibile equilibrio tra le ragioni dell’innovazione e del diritto alle cure e quelle dei vincoli di bilancio». Integlia suggerisce che, per esempio, si potrebbero considerare nuovi modelli di programmazione pluriennale, evoluzioni del sistema di pricing&reimboursement con formule di rimborso legate all’evidenza di efficacia dei trattamenti innovativi e «semplificazioni di misure non sempre coerenti tra loro. In questo modo si potrebbe far fronte allo shock del fabbisogno di spesa sanitaria che nei prossimi dieci anni sarà prodotto proprio dall’introduzione di nuove possibilità di cura. Su questo terreno – conclude – si baserà la capacità per le Istituzioni di recuperare fiducia e credibilità agli occhi dei cittadini».

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