REPORT CENTRALINI LILA 2012

data di pubblicazione:

7 Dicembre 2012

Ogni giorno i centralini della Lila sono al lavoro. Per informare, sensibilizzare, sostenere le persone, che vivono o meno con l’Hiv. Rispondendo alle più diverse richieste, su prevenzione, test, diritti delle persone sieropositive, per ridurre ansie, togliere dubbi, correggere percezioni distorte. Un servizio prezioso e da sempre molto utilizzato.

Chi sono e perché chiamano coloro che lo utilizzano? Come ogni anno in occasione della Giornata mondiale di lotta contro l’Aids Lila ha pubblicato il report sull’anno in corso.

Nei primi nove mesi dell’anno 2012 ai dieci centralini LILA sono arrivate 7500 telefonate. Sempre prevalenti quelle maschili: oltre l’84 per cento, sono il 15,43 per cento quelle femminili. In calo rispetto all’anno precedente, nonostante la necessità di informazione per le donne, anche alla luce del fatto in Italia la trasmissione del virus avviene per l’80 per cento dei casi per via sessuale: perciò quest’anno la Lila ha lanciato il Progetto Donna – Prevenzione al femminile.

Spesso a chiamare sono persone che nella vita hanno già fatto almeno una volta il test, ma resta molto alta la percentuale di persone che telefona per avere informazioni su trasmissione dell’Hiv e sul test (rispettivamente il 50,32 e il 34,74 per cento), spesso rivelando timori immotivati e errata percezione del rischio: comportamenti sicuri non ritenuti tali, e viceversa. Non solo in ambito sessuale ma anche sociale, di persone che ancora sospettano, sbagliando, che vi sia rischio nella condivisione di bagni, biancheria e asciugamani, estetisti, barbieri, baci e altro. Fatti che fanno emergere ancora una volta un livello di conoscenza assai confuso delle vie di trasmissione del virus hiv e spesso legato a elementi emotivi che nulla c’entrano con la possibilità di contagio o di prevenzione. Frequente è anche l’idea che sottoporsi periodicamente al test possa essere, di per sé, uno strumento di prevenzione, cosa che non è.

Del totale delle telefonate, poco meno della metà sono di persone che non dichiarano il proprio stato sierologico, il 22,71 per cento è di persone che dichiaranola propria positività all’Hiv. Di queste, oltre il 60 per cento sono uomini, il 17 circa sono donne, lo 0,23 sono persone transgender. Oltre il 77 per cento sa di avere l’Hiv da più di un anno. La percentuale di chi ha scoperto la propria sieropositività da un anno o meno è quasi raddoppiata: era il 6,91 per cento nel 2011, è il 12,22 nel 2012.

Quando a chiamare i centralini Lila sono persone che vivono con l’Hiv, la maggior parte delle domande, oltre il 27 per cento, riguarda la gestione delle relazioni, emotive e sociali. Il tema dei diritti è oggetto di quasi il 16 per cento delle telefonate, terapie e ricerca del 16,37. Un dato che fa emergere con quanta difficoltà sia ancora oggi vissuta, socialmente, la positività all’Hiv, e la carenza di strutture che siano in grado di occuparsi di questi temi (e spesso alle telefonate segue la richiesta di incontrare degli operatori). Le richieste sulla tutela dei diritti nell’ambito del lavoro, della sanità, della procreazione, dell’economia (mutui e assicurazioni), persino del tempo libero, portano a sottolineare come ancora oggi persista in Italia una colpevole distrazione sul piano della tutela dei diritti, già più volte denunciata ma senza trovare risposta dal versante istituzionale.

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