“IL GIOCO D’AZZARDO IN ITALIA”: INTERVISTA AL CURATORE FABIO LA ROSA

indexUn lungo articolo, contenente anche un’intervista al professore Fabio La Rosa, del quotidiano La Repubblica, presenta il saggio intitolato Il gioco d’azzardo in Italia. Contributi per un approccio interdisciplinare, da pochi giorni in libreria ed edito da Franco Angeli. Uno degli aspetti maggiormente rilevanti del saggio consiste nell’approccio variegato e sfaccettato al fenomeno del gioco d’azzardo. Ciò è il risultato del fatto che il volume, a cura di La Rosa, ospita il contributo di docenti esperti di diverse discipline, che quindi analizzano e interpretano il fenomeno a partire da interessi, punti di vista e  interpretazioni differenziate. I vari contributi offrono così al lettore la complessità assunta oggi dal gioco d’azzardo, indagato nei suoi elementi costitutivi di tipo economico, criminale e giuridico, ma anche sociali e afferenti alla dimensione patologica.

I due punti maggiormente sviluppati da La Rosa nell’intervista riguardano il crescente peso esercitato dalle organizzazioni criminali nel business del gioco d’azzardo, anche nelle filiere legali, e le problematiche di tipo patologico che come noto interessano un numero in costante aumento di giocatori. Riguardo al primo aspetto, La Rosa osserva: “Le condotte criminali sono per lo più finalizzate all’alterazione del sistema gestito e garantito dallo Stato, ponendo in essere azioni che possono arrivare all’alterazione delle macchinette clonando il sistema di elaborazione del concessionario, falsificandone, in tal modo, i flussi di comunicazione inerenti ai dati di gioco. Grazie a tale meccanismi la criminalità organizzata non solo riesce ad appropriarsi degli importi maturati e spettanti ai Monopoli a titolo d’imposta ma, corrompendo anche il concessionario, realizza la piena infiltrazione nell’intero sistema. Su tale premessa, i dati sul giro d’affari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (2013) confermano che nel periodo tra gennaio – ottobre 2012 il gioco d’azzardo ha subito un incremento del 12,7% circa, passando da 62,3 a 70 miliardi (…) Analizzando il nesso causale che lega la crisi economica, la crescita dell’offerta ludica e la varietà dei giochi d’azzardo, dai dati dell’ADM emerge che, nonostante la crisi, il gioco d’azzardo, ha conosciuto una crescita esponenziale: il comparto rappresenta il 4% del PIL e il valore delle giocate è aumentato, dal 2008 al 2012, da 47,5 a 88,6 miliardi di euro, determinando un incremento, nell’ultimo quinquennio, di oltre l’86%. Paradossalmente, però, la crescita esponenziale del settore dell’offerta ludica, non è coincisa con un analogo incremento delle entrate erariali che hanno, invece, registrato una sensibile contrazione”.

Commentando l’aumento di problematiche di abuso e di dipendenza, registrate nei giocatori d’azzardo, La Rosa ne enfatizza la complessità di lettura e la difficoltà, ad esempio, di tracciare linee chiare di differenziazione fra giocatore “problematico” e “patologico”. Tale difficoltà si riflette nella diversità di stime sul numero di giocatori patologici e/o problematici fornite da istituzioni pubbliche ed enti di ricerca. Ciò che tuttavia appare sempre più chiaro è che il gioco d’azzardo patologico può essere assimilato, secondo una vasta letteratura scientifica, alle dipendenze comportamentali. Così la Rosa sintetizza il quadro: “Le ludopatie si caratterizzano come una costrizione inconscia a ripetere, dominata dalla necessità di giocare, che si trasforma in una sofferenza nel momento in cui il giocatore si trova obbligato ad astenersi dalla pratica del gioco. Caratteristica di tale dipendenza non è soltanto la voglia della vittoria, ma soprattutto quell’insieme di emozioni forti e nuove che portano ad un’alterazione del sistema bio-comportamentale, e spingono alla ricerca della ricompensa, con conseguente perdita della percezione del tempo, del controllo sul gioco e della valutazione della quantità economica del danno.”

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