LE DIPENDENZE NEL DSM 5: ELEMENTI DI CONTINUITA' E DI NOVITA' CON IL DSM IV

data di pubblicazione:

13 Giugno 2014

dal fare al direDopo aver chiarito nell’introduzione cosa è e soprattutto cosa non è (un manuale di psicopatologia), Bignamini sintetizza le principali novità apportate nel campo delle dipendenze dall’attesa quinta edizione del DSM, di cui è recentemente uscita la traduzione italiana.

Una prima importante differenza con le precedenti edizioni è che scompare la distinzione tra abuso e dipendenza, a favore di un unico disturbo modulato in un continuum su tre livelli di gravità che di fatto cancella il concetto di abuso, che nel DSM IV era considerato come una “lieve o iniziale dipendenza”. I criteri di riconoscimento del disturbo di dipendenza sono 13 (tra cui tolleranza e astinenza), gli stessi utilizzati dal DSM IV. Al fine di formulare una diagnosi di dipendenza sono sufficienti due criteri, da cui sono però esclusi tolleranza e astinenza in quanto considerate risposte adattive alla sostanza dal punto di vista fisiologico. Compare invece per la prima volta fra i criteri di identificazione del disturbo da dipendenza il concetto di craving (lasciato inalterato nella traduzione italiana). Nel caso il disturbo soddisfi 2 o 3 item il disturbo è classificato come lieve, da 4 a 5 come moderato, mentre se sono più di 6 viene qualificato come grave.

Altri elementi importanti messi in luce da Bignamini sono la soppressione della diagnosi di “polidipendenza”, poco usata in USA e sostituita dalla raccomandazione di fare diagnosi per ogni singola sostanza, e l’introduzione della sindrome da astinenza da cannabinoidi. Un ambito molto rilevante e controverso è rappresentato dai comportamenti di dipendenza senza sostanze. Sulla base della motivazione che nel gioco d’azzardo la condizione patologica è dovuta all’attivazione del brain reward system, il Gioco d’Azzardo (GA), a cui è stato tolto la qualifica ridondante di “patologico”, è stato spostato nel DSM V dalla sezione sul mancato controllo degli impulsi a quello delle dipendenze. Il GA rappresenta l’unica dipendenza non da sostanze inclusa, mentre quelle sessuali e relative all’uso patologico di Internet non sono state ritenute sufficientemente documentate a livello di evidenza scientifica per essere incluse nella sezione.

Bignamini conclude l’articolo ribadendo la sua visione “minimalista” del DSM V, di cui viene sottolineata la funzione ausiliare, e non sostitutiva, della clinica: “E’ fondamentale che i clinici non si facciano condizionare dal DSM nella loro attività diagnostica e terapeutica. Domande come: “che cosa cambia per le dipendenze con il DSM 5?” hanno una sola risposta: niente! Niente nel senso che la clinic ah ala sua autonomia e i suoi sviluppi. Il DSM può essere considerato come una fotografia degli sforzi che la psichiatria americana fa per proporre un vocabolario universale utilizzabile da psichiatri di tutto il mondo; in questo senso è interessante per capire come ragionano gli americani e utile per leggere i lavori scientifici”.

Bignamini E., 2014, Il DSM V. Fino a che punto interessa i clinici? Che cosa c’è di nuovo sulle dipendenze?, Dal Fare al Dire, n. 1, pp. 20-24.

Disponibile c/o CESDA.

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