POLIABUSO E DOPPIA DIAGNOSI NELLE RESIDENZIALITA’ ALCOLOGICHE OSPEDALIERE

federsert missionL’articolo presenta alcuni dati di uno studio sull’utenza delle 12 Unità Residenziali Alcologiche italiane (URA) afferenti all’esperienza del Minnesota Model, che si distingue, rispetto alle comunità terapeutiche tradizionali, per la brevità del ricovero, l’intensità e la complessità dell’intervento e l’elaborazione di un progetto aftercare.

Il campione esaminato è costituito dai 2061 pazienti dimessi dalle 12 URA nel corso del 2009, di cui sono state raccolte varie caratteristiche e dati socio-demografici, clinici, diagnostici, relativi a percorso assistenziale e trattamento terapeutico, attraverso un questionario strutturato di 26 items. Dei dati così raccolti è stato effettuato uno studio statistico avanzato. Il profilo tipico del paziente delle 20 URA durante il 2009 è così descritto: “Maschio (69% dimessi), adulto (età media 46 anni), con un livello di istruzione medio-bassa (il 61% possiede solo la licenza media), senza evidenti problemi occupazionali (solo il 36% non è occupato o lavora occasionalmente), con diagnosi di dipendenza dall’alcol (93% dei dimessi), non astinente nell’ultimo mese prima del ricovero (79% dei dimessi), con una diagnosi psichiatrica e/o di altra dipendenza o abuso di sostanze (65%)” (p. 21). Riguardo le patologie di tipo psichiatrico, il 44% ha una dipendenza da sostanze, il 41% ha disturbi di personalità, il 29% presenta una sindrome affettiv e il 4% psicosi. Sul tipo di strutture che ha inviato il paziente, le tre principali sono Ser.T (39.6%), medico di base o specialista (16.5%) e servizi di alcologia (15.3%). Il tempo medio di ricovero nelle 20 URA italiane è pari a 30 giorni, durante i quali, come accennato, i pazienti ricevono percorsi riabilitativi che variano in base alle loro problematiche.

Nella discussione sulle caratteristiche del campione dei pazienti, gli autori dello studio si riferiscono alla tipologia di Cloninger. Se il tipo I di Cloninger si caratterizza come un paziente divenuto dipendente in età adulta, in genere in seguito a un episodio traumatico specifico, nel tipo II di Cloninger vi è una componente genetica importante, un’età bassa d’esordio della dipendenza, la presenza di Disturbi della Personalità e la presenza di poli-consumi. Nel campione considerato, i pazienti si dividono equamente nelle due categorie, che presentano inoltre diverse modalità di risposta al trattamento terapeutico applicato. Comunque, in linea generale i risultati dello studio attestano un esito soddisfacente del percorso riabilitativo: il 39% è giudicato buono, il 38% sufficiente, il 15% scarso e il 5% non ha completato il percorso. Infine, nelle conclusioni si osserva come “La degenza alcologica può essere centrale per una corretta impostazione diagnostica in quanto consente di osservare il paziente in assenza di alcol e sostanze, e di distinguere le situazioni comorbili “primitive” da quelle “indotte da sostanze”. (p. 27)

Soares Pinto S.P. et alter
Poliabuso e doppia diagnosi nelle residenzialità alcologiche ospedaliere: caratteristiche dei pazienti e dei percorsi terapeutici/riabilitativi
Mission, XI, 37, 2013, pp. 19-28

Disponibile c/o CESDA

 

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