LEONE D'ORO A VENEZIA A DOCU-FILM SULL'EPIDEMIA DI OPPIACEI

data di pubblicazione:

14 Settembre 2022

Tutta la bellezza e il sangue“, docu-film della regista Laura Poitras ha vinto il Leone d’Oro al festival cinematografico di Venezia, conquistando la critica grazie al coraggio con cui ha portato in scena, attraverso la vita dell’attivista e fotografa Nan Goldin, l’epidemia degli oppiacei negli USA. L’opera è infatti un duro atto d’accusa al sistema di potere, incarnato in particolare dalla potente industria farmaceutica Sachler, che ha portato all’abuso di prescizioni di farmaci oppiacei, evento alla base della successiva epidemia di overdose che da due decenni imperversa negli USA. Di seguito, una breve recensione dal sito Quinlan: “Il film, però, è una specie di “Giano Bifronte”, diviso tra una parte che riguarda la vita e le opere principali dell’artista e un’altra – con cui il film inizia – che tratta della battaglia che Goldin, tramite l’associazione P.A.I.N., porta avanti da anni contro la famiglia Sackler, una delle più ricche degli Usa e del mondo, responsabile di aver inondato (si suppone però con la connivenza delle Autorità regolatorie e delle Istituzioni deputate, cosa di cui il film non parla) il mercato del farmaco di ossicodone, un oppioide prescritto dai medici americani come fosse un normale antidolorifico, ma che ha portato alla dipendenza e alla morte decine o centinaia di migliaia di persone. Nan Goldin iniziò a prenderlo, a quanto pare, per tollerare il forte dolore legato a una tendinite e, come tantissime altre persone, ne è diventata dipendente riuscendo col tempo a disintossicarsi.
Il Giano Bifronte si divide dunque tra il percorrere le tappe dell’importante lavoro artistico di Goldin e le riprese di flash mob o performance realizzate con gli attivisti di P.A.I.N., smarrendo unitarietà e dando l’impressione di un lavoro realizzato un po’ “strada facendo”.
Il documentario, di cui Goldin è anche co-produttrice, inizia con una manifestazione tenuta nel 2018 al Metropolitan Museum: la famiglia Sackler, infatti, oltre a essere proprietaria di varie case farmaceutiche, è stata per decenni anche un grande sponsor e una gallina dalle uova d’oro per il mondo dell’arte tanto che al MET aveva una sala – tra le più famose e importanti – a sé intitolata. Come molti ultramilionari (anzi ultramiliardari, in dollari), anche i Sackler donano ai grandi centri della cultura per tenere alta la reputazione del proprio nome: obiettivo di P.A.I.N. è quello, almeno, di far togliere targhe e ringraziamenti alla famiglia da istituzioni come il Louvre, il MET o il Guggenheim e far sì che questi musei rifiutino i soldi dei Sackler, prodotti secondo gli attivisti sfruttando la morte per overdose e la dipendenza di persone per lo più indifese e spesso prive di assistenza sanitaria.
Di queste vicende negli Stati Uniti si è parlato molto e basta una rapida ricerca online per capire che lo scandalo legato all’ossicodone è ingente. In mezzo a un film su questa battaglia con tanto di interviste frontali ad altri attivisti, riprese di udienze, performance immortalate a Parigi e a New York, riunioni dell’associazione, si inserisce letteralmente in alternanza (come se la ricetta per il piatto da eseguire indicasse la necessità di fare “un po’ e un po’”) il racconto autobiografico in prima persona di Nan Goldin.”

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