“SCIOPERO ARMATO” DEI CARTELLI IN COLOMBIA

A riprova del forte condizionamento esercitato dai cartelli della droga in diversi paesi dell’America Latina, nei giorni scorsi in Colombia è stato proclamato uno “sciopero armato” da una delle principali organizzazioni del narcotraffico, gli Urabeños. A seguito dell’estradizione negli Stati Uniti del leader del gruppo Dario Antonio Úsuga, detto Otoniel, per ritorsione gli Urabeños hanno proclamato nelle regioni di Sucre, Córdoba, parte di Antioquia e Bolívar uno “sciopero armato” di 4 giorni, ossia il divieto di apertura delle attività commerciale e di uso dei mezzo di trasporto. In pratica, i narcos hanno intimato alla popolazione di restare chiusa in casa per quattro giorni. Per i trasgressori del divieto, erano previste varie ritorsioni come l’uccisione, il sequestro o l’incendio della casa.

Come informa un articolo del Fatto Quotidiano, lo sciopero armato ha funzionato davvero, non si è limitato a un’intimidazione: “Gli effetti del “Paro armado” sono stati devastanti. Il ministero della Giustizia colombiano ha fatto sapere che la rappresaglia degli Urabeños ha portato alla morte di tre civilidue soldati e un poliziotto. Ma non finisce qui. Perché circa 200 veicoli sono stati incendiati e un centinaio di palazzi danneggiati. “Il terrore è totale – ha raccontato un attivista locale al Guardian – in giro non c’è assolutamente nessuno perché ogni singola auto che viene fermata dagli uomini del Clan viene incendiata”. Così, a cinque anni dalla storica pace con la Farc, la Colombia si è trovata a fare i conti nuovamente con lo spettro di un conflitto interno che negli ultimi 55 anni ha provocato circa 220mila morti.”

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