CHEMSEX, RISCHI CORRELATI ALL’USO DI SOSTANZE

Un articolo di Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl Città di Milano, fa chiarezza su alcuni miti e inesattezze attorno al chemsex, ossia all’uso di sostanze psicotrope finalizzato al presunto aumento di piacere sessuale e/o a una maggiore disinibizione. Sono varie le sostanze usate a tal proposito: le più comuni sono alcol, cocaina, mefedrone, GHB, ketamina. Secondo Gatti il pericolo principale di questa pratica risiede da una parte nel fatto che può dissumulare un comportamento additivo o una patologia mentale, dall’altra che il poliuso di sostanze espone al rischio di danni e di effetti indesiderati o non controllabili. Scrive Gatti: “Il termine “chemsex” era, in origine, riferito ad eventi correlati a rapporti sessuali tra uomini e, in forma più estensiva a parte della popolazione LGBT (Lesbian, gay, bisexual and transgender). Oggi, tuttavia, il chemsex, non può essere più considerato solo una pratica correlata ad ambiti specifici ed interessa anche persone eterosessuali. Purtroppo alcune sostanze usate nel chemsex possono creare problemi di dipendenza psicologica, altre dipendenza fisica, e comportare rischi non indifferenti per la salute, fisica e mentale. Questo anche in interazione tra loro o con altri farmaci che, eventualmente, la persona già assume. L’alterazione che ne deriva può essere una importante concausa di comportamenti a rischio, per la trasmissione  di HIV ed HCV[2] ed altre malattie a trasmissione sessuale. Tutto ciò anche con difficoltà nel dare consenso consapevole ai rapporti con uno specifico partner o a specifiche pratiche sessuali, una volta che le sostanze assunte hanno manifestato il loro effetto. Questo, anche se, il chemsex, non si identifica necessariamente con pratiche di “sesso estremo”. La diffusione del chemsex nel nostro Paese non è nota.

(…) Quasi tutte le sostanze, salvo forse gli inibitori delle 5 fosfodiesterasi (farmaci per la disfunzione erettile), sebbene in modo diverso, hanno in comune la capacità di alterare la percezione, la critica ed il giudizio. Anche a questo si lega la loro azione, che il consumatore cerca di modulare, in base all’esperienza, miscelandole diversamente ed in dosaggi differenti, a seconda dell’effetto desiderato ed ottenuto che è probabilmente legato anche alle aspettative di chi lo ricerca.

Pensare ad un reale completo controllo della situazione, in queste condizioni, diventa molto complicato. Gli effetti di molte sostanze utilizzate sono pienamente descritti e divulgati in diversi ambiti, ma manca la conoscenza dell’effetto delle stesse quando sono in combinazione tra loro, per altro in modo differente ed a dosaggi diversi. Inoltre, come succede anche per tutti i farmaci, persone diverse possono avere effetti diversi dalla stessa sostanza assunta nel medesimo modo e con analogo dosaggio.

Ciò che viene chiamato chemsex o, più in generale, il sesso legato all’uso di sostanze, può essere parte di una consapevole scelta di uno stile di vita e/o della ricerca del piacere, ma può anche essere o diventare la manifestazione di un comportamento additivo e, come molti i comportamenti additivi, essere legato ad altre patologie psichiatriche come, ad esempio, la depressione, il disturbo bipolare, il disturbo da deficit di attenzione nell’adulto, oppure, ancora, essere legato ad una tossicodipendenza o ad una dipendenza patologica da sesso oppure a comportamenti sessuali compulsivi.”

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