HIKIKOMORI: ALLA RICERCA DI UNA DEFINIZIONE CONDIVISA

data di pubblicazione:

7 Ottobre 2021

Il fenomeno degli hikikomori, traducibile in italiano come “ritirati sociali“, pur ricevendo sempre più attenzione anche nei contesti occidentali, continua a soffrire di una mancanza di solide basi teoriche e conoscitive. In un articolo di Rita Cerrutti et alter (Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, della Università della Sapienza di Roma), pubblicato sulla Rivista di Psichiatria, si propone un’ampia rassegna sulla letteratura giapponese e occidentale riguardante gli hikikomori, cercando di evidenziare gli elementi più rilevanti per meglio inquadrare il fenomeno.

Secondo i ricercatori, dalla letteratura emerge una certa difficoltà nell’individuare una definizione condivisa e oprativa di hikikomori. In particolare, c’è a volte una sovrapposizione o confusione fra la realtà dei ritirati sociali e alcuni disturbi mentali, o ancora a disturbi riferiti alle dipendenze da Internet. Ad esempio, alcuni autori distinguono fra hikikomori primario e secondario, a seconda della presenza o meno di disturbi mentali. Anche le forme e i sintomi caratteristici riscontrabili negli hikikomori possono variare fra studiosi. Tutto ciò porta gli autori dello studio a ritenere che lo stato di conoscenze sui ritirati sociali, specie nei contesti occidentali, sia ancora piuttosto alla stadio iniziale e che sia essenziale comprenderne il contesto socio-culturale di riferimento. Infatti, la letteratura giapponese attribuisce un peso importante a variabili quali i modelli di socializzazione primari, i modelli familiari e scolastici di riferimento, le aspettative e le norme socio-culturali connesse al processo di sviluppo del bambino e dell’adolescente.

Nelle conclusioni gli autori scrivono: “Nel presente lavoro sono stati passati in rassegna i dati provenienti dalla letteratura internazionale sull’hikikomori e sono state messe in evidenza le difficoltà riscontrate nell’inquadramento diagnostico ed epidemiologico del fenomeno. Relativamente al contesto italiano, a oggi non sono disponibili in letteratura studi epidemiologici e sperimentali sull’argomento, sebbene siano state condotte delle analisi iniziali. In Europa, sono state condotte ricerche in Francia, Spagn e Ucraina. Le indagini condotte da studiosi di provenienza diversa hanno aiutato a delineare più chiaramente la natura del fenomeno che considera il dolore degli adolescenti hikikomori che veicolano la sofferenza esperita attraverso vissuti di vergogna e di inadeguatezza, rendendosi invisibili.

L’analisi del ritiro sociale dovrebbe indurre a una più approfondita riflessione psicologico-clinica sulle modalità di espressione della sofferenza e del disagio e come esso si esprime soprattutto nei più giovani sottolineando come il malessere che contraddistingue le nuove generazioni sia una condizione capillarmente diffusa al di là delle differenze culturali e, pertanto, debba essere considerato con attenzione particolare e preoccupazione.”

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