MEDICINA FORENSE: NUOVE TECNICHE E APPLICAZIONI

Un articolo del Guardian riferisce alcuni interessanti sviluppi della ricerca della medicina forense, che stanno aprendo la porta ad applicazioni concrete che potrebbero rilevarsi molto utili, anche se presentano diverse criticità sul piano etico e della libertà personale. In particolare, già oggi è possibile, con apposite tecniche, ricavare informazioni e dati preziosi dall’analisi del sudore: è possibile identificare un criminale, diagnosticare un tumore o rivelare l’assunzione di specifiche sostanze psicoattive. Sono in una fase di studio avanzato smartphone od orologi “smart” che rendono possibile rilevare in tempo reale e monitorare nel tempo, attraverso il sudore e altri “biomarcatori”, determinati valori (livello alcolemico, presenza di determinati ormoni, di malattie latenti ecc. ecc.). “Usando la tecnica della spettrometria di massa, Simona Francese, scienziata forense dell’universita’ britannica, e’ riuscita ad estrarre una serie di informazioni dalle impronte digitali del giornalista del Guardian, trovando la prova del suo caffe’ mattutino per la caffeina in circolazione nel sangue. Coinvolta in una indagine della polizia, dall’impronta di uno stalker lasciata sul davanzale di una finestra, Francese ha riscontrato l’assunzione di alcol e cocaina.
Ma dall’analisi del sudore non emergono solo le sostanze in grado di alterare la nostra mente: i ricercatori riescono ormai a stabilire il sesso e l’eta’ biologica della persona, distinguere i vegani dai carnivori oppure la predilezione per il cibo speziato.
Il sudore contiene anche marcatori di malattie, ad esempio alcuni tipi di cancro, nonche’ un pot-pourri di altre sostanze chimiche che alludono al nostro stato interiore, come gli ormoni dello stress. Le impronte digitali sono il piu’ minuscolo ‘contenitore’ dei segni di sudore, invece presente in grande quantita’ sulle nostre magliette, nei caschi da bici e moto oppure sugli attrezzi in palestra.”

La chiusura dell’articolo invita, tuttavia, a prestare attenzione ai rischi sulla privacy e a possibili abusi: “Tuttavia, il monitoraggio del sudore, come la maggior parte delle innovazioni tecnologiche, ha un potenziale anche pericoloso, con il rischio di entrare in conflitto con le liberta’ civili individuali. Risalire ai segreti piu’ intimi – e magari ignoti – di una persona con una semplice impronta digitale potrebbe essere utilizzato dalle compagnie di assicurazione oppure da un datore di lavoro e dalle forze dell’ordine, quindi portare ad una discriminazione in molti settori della vita pubblica. E’ probabile che passino ancora molti anni prima che l’analisi chimica delle impronte digitali raggiunga il mainstream dell’analisi forense, ma bisogna riconoscere che nel caso di indagini criminali raccogliere l’impronta di un sospetto sarebbe decisamente molto piu’ semplice che acquisire un campione di Dna ad esempio in un capello o su una tazza di caffe’.
Inoltre, vanno anche presi in considerazione i protocolli sulla privacy tecnologica. E’ preoccupante pensare che i dati raccolti dai nostri smartphone o smartwatch dopo l’analisi del sudore da parte di un’apposita app possano essere hackerati e condivisi – consapevolmente o inconsapevolmente – con terze parti.”

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