COLTIVAZIONE DOMESTICA DI CANNABIS, LETTERA-APPELLO ALLA COMMISSIONE GIUSTIZIA

Come accade periodicamente, ritorna acceso il confronto scientifico, politico e sociale su eventuali modifiche normative legate alla cannabis. Un appello, sottoscritto e firmato da varie associazioni e gruppi, destinato alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, richiede, nell’ambito della discussione sull’art. 73 TU Stupefacenti, che venga introdotta la liceità di coltivazione di cannabis in modica quantità. Come informa un articolo pubblicato su Fuoriluogo, sono due le proposte di parziale revisione dell’art. 73 in discussione alla Commissione Giustizia: “da una parte l’introduzione di pene di più lieve entità e per decriminalizzare la condotta della coltivazione domestica a prima firma Riccardo Magi, dall’altra quella della Lega a prima firma Riccardo Molinari che propone tutta un’altra direzione.” Nella lettera appello, qui consultabile,  viene ricordato il pronunciamento del  dicembre del 2019 delle Sezioni unite della Corte di cassazione, secondo il quale non costituisce reato la coltivazione domestica di cannabis che “per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaia destinata all’uso personale”. A sostegno di tali tesi, vengono richiamati il parere del Procuratore Nazionale Antimafia Roberto Cafiero De Raho, che ha affermato che “la coltivazione ad uso personale ridurrebbe la necessità per il consumatore di droghe leggere di rivolgersi alla manovalanza criminale, togliendo alla criminalità organizzata una fetta di mercato” e quello di vari esperti interventi nel dibattito sull’art. 73 presso la Commissione Giustizia.

Ciò premesso, nell’appello si auspica che: “Il recente cambio della maggioranza di Governo richiede di indicare a quali proposte legislative dare priorità, e speriamo che – soprattutto  i Capigruppo – indichino il ddl 2307 tra queste.  E ci auguriamo che possa iniziare subito una discussione su un testo base che tenga conto del parere degli esperti, che dunque risulti migliorativo della proposta Magi e accantoni quella Molinari. Le conseguenze concrete sarebbero: consentire a chi consuma di non rivolgersi alla criminalità organizzata, potendo coltivare in casa propria; svuotare le carceri dalle persone che necessitano di un trattamento per la propria dipendenza; liberare forze dell’ordine e tribunali da inutili procedimenti; separare il mercato delle droghe leggere da quello delle droghe pesanti, permettere anche a chi fa un uso terapeutico di potersi curare.”

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