DIPENDENZE PATOLOGICHE, CONSUMI DI SOSTANZE E MERCATI

Roberto Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, in un’intervista commenta alcuni aspetti di fondo legati alla pandemia e al significato sociale e antropologico dei consumi di sostanze psicoattive. Di particolare interesse le sue considerazioni sulle direzioni nelle quali si muove il mercato illegale. Afferma Gatti: “(…) Ma se le sostanze possono cambiare, le dipendenze patologiche sono socialmente trasversali”.

Perché? “Sono sempre state socialmente trasversali. E questa non è l’unica conseguenza possibile dell’uso di sostanze. Ci sono droghe che hanno un potere relativamente basso di provocare dipendenza. E persone che sono meno suscettibili di altre nel contrarla. Ma, in molti, pensano che l’unico pericolo connesso all’uso di sostanze psicoattive sia, appunto, la tossicodipendenza o l’overdose”.

Da cosa deriva? “Sottovalutano completamente il continuo sbilanciamento dello stato mentale, del tono dell’umore e della capacità di critica e giudizio. Nonché l’alterazione continua del rapporto con la realtà, con se stessi e con gli altri, che qualsiasi droga, che possa chiamarsi tale, deve necessariamente dare, per avere effetto. Le persone giovani, che hanno un cervello che si sta ancora formando, e gli anziani, che sono intrinsecamente fragili nel loro funzionamento psico-fisico, possono soffrire pesantemente di questi squilibri”.

Può farci un esempio? In ogni età l’alterazione dello stato mentale può provocare effetti e conseguenze veramente difficili da controllare. Questo, soprattutto, anche se può sembrare paradossale, quando il tutto non avviene in modo eclatante e chiaramente individuabile. Non è giusto generalizzare. Le sostanze non sono tutte uguali e nemmeno le persone lo sono. Ma il pericolo che qualcosa non vada nel verso desiderato con qualsiasi sostanza psicotropa, esiste. Anche considerando che difficilmente chi cerca l’alterazione usa una unica sostanza”.

In che direzione va oggi il mondo della tossicodipendenza? “Non esiste un ‘mondo della tossicodipendenza’. Ma senz’altro esiste un mercato di prodotti che possono dare dipendenza. E che, da anni si muove in una unica direzione: il mass market. Cerca di reclutare il maggior numero di clienti possibile. Agendo su prezzi sostenibili e su una distribuzione adeguata e compatibile con esigenze differenti. È possibile che, gradualmente, ci sia un progressivo spostamento di questo mercato verso prodotti di origine sintetica”.

A cosa si riferisce? La produzione in laboratorio offre possibilità pressoché infinite ed è, generalmente, meno costosa. La situazione socio-economica che si genererà nel mondo, conseguentemente alla pandemia da SARS-COV-2, potrebbe accelerare questo percorso”.

Come interferisce la pandemia sull’emergenza dipendenze?” “Creando una domanda di forte alterazione, a basso costo. Le grandi epidemie mondiali hanno sempre cambiato molti scenari, un po’ come le guerre. Le organizzazioni criminali, come tutti, tendono ad una certa conservazione. A non cambiare ciò che funziona. Ma sono senz’altro molto veloci a cogliere nuove opportunità. Le droghe sintetiche ed i mix pre-confezionati low-cost, potrebbero essere un campo da esplorare con interesse”.

Come è cambiato nel tempo questo scenario? “Di nuovo c’è che ai nostri giorni, sia le organizzazioni criminali che gli Stati nazionali si sono accorti che questa tendenza è sfruttabile commercialmente in mercati di massa globali. E non più in mercati di nicchia. Questo fa la differenza rispetto al passato ed è pericoloso. Non siamo preparati a questo tipo di azioni di massa, alla domanda che generano ed alle conseguenze che ne derivano. Direttamente o indirettamente si tratta di mercati enormi. Generano molta ricchezza o, comunque, grandi proventi erariali. Non per nulla, da qualche anno, anche se illeciti, sono computati nel calcolo del Pil. Si tratta di mercati destinati a crescere”.

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