GIOCO D’AZZARDO E COVID-19: UNA RIFLESSIONE DI MAURIZIO FIASCO

Maurizio Fiasco, fra i massimi esperti italiani di problematiche connesse al gioco d’azzardo, propone un’interessante riflessione sugli effetti della pandemia Covid-19 nel settore e sui giocatori. Giustamente Fiasco constata come la pandemia abbia rappresentato un evento di portata epocale anche per l’industria dell’azzardo, provocando un sostanziale blocco di una delle industrie con i maggiori tassi di crescita negli ultimi vent’anni. “Il collasso delle compagnie del gioco è provocato non solo dal crollo dei consumi nei luoghi fisici dove si punta denaro, ma anche dalla cessata prosecuzione del multilevel marketing della finanza derivata dalle concessioni di Stato, che offrivano il miraggio di strappare margini di profitto indefiniti dall’offerta crescente dell’azzardo “in pubblico”. Cos’altro ci si poteva aspettare, del resto, prima del Cigno Nero, da un business moltiplicatosi di undici volte in venti anni?“. Fiasco prosegue domandandosi quali effetti, dopo il lockdown, vi saranno sul business e soprattutto sugli stili di vita e di consumo dei giocatori. Infatti, il gioco d’azzardo è un laboratorio di estremo interesse non solo sui consumi, ma anche sui comportamenti di massa.

Cosa è accaduto a quelle decine di migliaia di giocatori con profili patologici o a rischio di dipendenza, impossibilitati a giocare? Come si sono attrezzate e come si attrezzeranno le strutture di cura delle persone con disturbi di gioco d’azzardo patologico? “Certamente, la forzata presenza in casa di milioni di giocatori abitudinari influisce sulla loro propensione a rischiare denaro e a bruciare tempo. I pensieri veloci dell’azzardo si collocano beffardamente nello scorrere di giorni contrassegnati da abbondanza di tempo, di un tempo divenuto afinalistico. Sarà interessante l’osservazione ravvicinata su come si impiega il tempo, questa risorsa avvertita costantemente come scarsa, insufficiente, sottratta alla libertà delle persone. Si corre a impiegare il “tempo ritrovato” attaccandosi al display del computer o dello smartphone per giocare on line? Oppure inciderà il sentimento collettivo, nell’alternarsi di paura e di attese, nel combinarsi con il silenzio, nel rallentare dei movimenti, nel divenire sfocato delle incombenze routinarie, e dunque di preoccupazioni secondarie (…) Cominciamo dunque a osservarlo, sin da adesso, perché naturalmente un laboratorio così non si ripresenterà (per fortuna) e sarebbe un peccato non utilizzare la dura necessità dell’“io resto a casa” per trarne frutti e insegnamenti, anche quelli sulla diffusione inflazionata e perniciosa, del gambling in Italia. Sull’altro fianco scorre un quesito forse parallelo: riguarda cosa ne sarà, o che già ne è delle terapie per uscire dalla patologia, da quella condizione che oggi clinici denominano disturbo da gioco d’azzardo, traduzione in verità dalla minore pregnanza semantica di gambling disorder, come appunto tale dipendenza è indicata nella letteratura internazionale.Vi è l’esigenza di continuità delle cure, certamente. Ma sorge anche il quesito della disposizione delle persone sofferenti nel cercare le cure.”

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