Webinar: “COME HANNO VISSUTO LA DISTANZA FISICA E AFFETTIVA GLI ADOLESCENTI IN TEMPI DI COVID-19. QUALI SCENARI FUTURI”

Lo scorso 3 giugno si è tenuto un incontro organizzato dall’ Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana COME HANNO VISSUTO LA DISTANZA FISICA E AFFETTIVA GLI ADOLESCENTI IN TEMPI DI COVID-19. QUALI SCENARI FUTURI che aveva l’obiettivo di proporre una riflessione sulle problematiche adolescenziali legate alla diffusione del Coronavirus e alle misure di distanziamento sociale.
Le relazioni presentate hanno avuto un unico filo conduttore: hanno messo in evidenza il valore che i giovani, in questa situazione improvvisa di emergenza, hanno saputo far emergere. 

MATTEO LANCINI 
Coronavirus, gli adolescenti hanno dimostrato di essere migliori degli adulti

L’intervento di Matteo Lancini, psicoterapeuta, presidente Fondazione Minotauro, Milano, si è incentrato su quanto di positivo il COVID ha fatto emergere dai nostri giovani.
In particolare Lancini, ha sottolineato come, a ridosso della chiusura delle scuole, molti giornali titolavano articoli che facevano riferimento alla poca affidabilità dei giovani rispetto alle misure restrittive, al fatto che, ritenendosi meno a rischio, non avrebbero prestato cautela nei confronti degli anziani.
Nel suo intervento Lancini ridimensiona il concetto di “invincibilità” spesso attribuito alle giovani generazioni che, al contrario, proprio nella fase adolescenziale, iniziano a sperimentare la loro “mortalità” e rivalutano l’”invincibilità”. Lancini ridimensiona anche il concetto di trasgressione attribuito alle nuove generazioni che oggi non esiste più.
Gli adolescenti, cresciuti in una società nella quale, attraverso la rete, hanno libero accesso all’informazione e alla sperimentazione, seppur virtuale, non hanno bisogno di trasgredire.
E’ altresì vero che quella stessa libertà di accesso alla rete e al mondo virtuale crea aspettative enormi che determinano più che desiderio di trasgredire, un senso di inadeguatezza e di  fallimento. Gli adolescenti sono sottoposti a vissuti di delusione per mancata aderenza ai modelli proposti: perfetti e irraggiungibili. Compito degli adulti è quindi quello di educare al fallimento, educare cioè a sostenere vissuti di delusione e di sconfitta che frequentemente l’adolescente è costretto a vivere.

IL COVID -19
Il Covid-19 ha rimesso in discussione alcune certezze degli adulti che condannavano la rete, attribuendole responsabilità di forme di dipendenza e di altre condotte a rischio.
Con la quarantena la rete è diventata l’unica finestra sul mondo, l’unico modo per mantenere attive le relazioni con l’esterno, andando proprio nella direzione che gli adolescenti già promuovevano e utilizzavano.
Il Covid ha dato anche la possibilità di scoprire risorse e capacità dei giovani che sono stati coinvolti nel processo di lockdown e hanno dato il loro contributo mettendosi a disposizione degli insegnanti e delle famiglie: offrendo supporto ai docenti che avevano meno dimestichezza con gli strumenti della rete, aiutando i fratelli minori nella didattica a distanza, nello svolgimento dei compiti, cucinando per le loro famiglie.
Secondo Lancini questo è l’atteggiamento che gli adulti dovrebbero promuovere nei confronti dei giovani: coinvolgerli e responsabilizzarli più che controllarli e infantilizzarli.
La promozione di un atteggiamento di questo tipo offre agli adolescenti l’opportunità di mettersi alla prova e di sentirsi utili se non addirittura necessari per il buon andamento delle loro famiglie e della comunità.
I giovani hanno con generosità messo a disposizione le loro capacità di utilizzo di sistemi informatici per aiutare gli anziani a fare la spesa online, hanno messo a disposizione degli insegnanti le loro chat per restare in contatto, aiutato chi in famiglia aveva meno dimestichezza con l’uso della rete.

LA SCUOLA
La chiusura delle scuole ha messo in evidenza il divario sociale ed economico della nostra società, divario che solo la scuola può contrastare adoperandosi per essere maggiormente inclusiva.
Lancini per inclusività intende lo sperimentare nuove forme di didattica e di conoscenza che utilizzino la rete, una maggiore attenzione alla dispersione scolastica, una minore “selezione” attraverso l’utilizzo del voto. I ragazzi che falliscono nell’esperienza scolastica spesso se ne sottraggono e questo li mette in una condizione di vuoto e di rischio.
La scuola ha quindi l’importante compito di includere, accogliere e sviluppare nuove forme di conoscenza più vicine ai nostri giovani.

PREVENZIONE ED EDUCAZIONE SANITARIA: L’ELABORAZIONE
Rispetto a come reagiranno nel tempo gli adolescenti alla situazione di emergenza, Lancini sostiene che tutto dipenderà dalla capacità di elaborazione e ascolto da parte degli adulti.

 

MARIA ANTONELLA GALANTI
La sfida dell’adolescenza fra stereotipi e pregiudizi
Maria Antonella Galanti Professoressa ordinaria Didattica e pedagogia speciale, nel suo intervento ha sottolineato come il lockdown abbia acceso un riflettore sulle dinamiche esistenti nelle famiglie.
In particolare ha sottolineato la tendenza all’iperprotezione da parte delle famiglie rispetto al contesto scuola.
Alcuni genitori, durante la Didattica a Distanza – DAD si sono arrogati il diritto di inserirsi in quella dimensione che, in particolare per gli adolescenti, dovrebbe essere una zona franca: appannaggio delle loro capacità e occasione di crescita e di sfida.
Seppur mossi da “buone intenzioni”, una parte di adulti ha vissuto la modalità della DAD come occasione per “aiutare” i propri figli nello svolgimento delle prove, inserendosi e talvolta sostituendosi a loro.
Angosciati dal possibile insuccesso scolastico, hanno messo in atto comportamenti intrusivi e iperprotettivi che hanno infantilizzato e limitato le esperienze di crescita dei propri figli.

La scuola è un porto franco, afferma la dr.ssa Gallanti, nel quale gli adolescenti possono sperimentare un “modo di essere” diverso, mettere in luce aspetti di socialità che in famiglia non trovano spazio o ragione di esistere.
Questo comportamento non ha considerato il messaggio e l’impatto che poteva avere sui ragazzi che hanno bisogno della sfida, anche di quella scolastica, per verificare e mettere alla prova le proprie capacità e la propria tenuta.
La relatrice sottolinea l’importanza di una cultura che insegni ad adulti e adolescenti ad educarsi e a rispettarsi a vicenda.

 

ROBERTO LEONETTI
“Lo studente in difficoltà: alcune indicazioni per un sostegno adeguato”
Roberto Leonetti referente servizi salute mentale infanzia e adolescenza Regione Toscana, ha centrato il suo intervento sulla necessità di sostenere i genitori nel loro ruolo educativo.
In particolare ha affrontato il tema dell’autonomia degli adolescenti, portando ad esempio il momento della Didattica a Distanza. Leonetti ha ribadito l’importanza dello spazio scuola che è, per certi versi, esclusivo del giovane al quale deve essere lasciata la possibilità di sperimentarlo in autonomia.
Leonetti ha presentato un questionario che è stato somministrato agli adolescenti della ASL 10, volto ad individuare le caratteristiche e il funzionamento psicologico e le criticità che le famiglie hanno vissuto nel periodo di lockdown.
In particolare il questionario indagava come gli adolescenti avevano vissuto la vicinanza ai familiari e le eventuali interferenze, i sentimenti legati al Covid-19, l’autonomia sperimentata dai giovani e, non ultimo, la distribuzione/organizzazione degli spazi nella casa durante la quarantena.
Leonetti evidenzia che i giovani e le loro famiglie hanno risposto bene all’impatto del lockdown.

 

MICHELE COCCHI 
“Isolati per necessità, anche noi come i ragazzi in autoreclusione”
Michele Cocchi, psicoterapeuta, Centro Studi Martha Harris di Firenze nel suo intervento ha individuato l’impatto che le due fasi hanno avuto sui nostri giovani.

FASE 1 
Nella fase 1 il lockdown ha avuto l’effetto di avvicinare i ragazzi a coloro che vivono forme di ritiro sociale: come loro si sono dovuti “RITIRARE PER NECESSITA'”, seppur la “necessità” fosse diversa.
Mentre tutti erano sconvolti dall’isolamento sociale, per i ragazzi ritirati niente o quasi niente era cambiato.

DIDATTICA A DISTANZA
La didattica a distanza, così com’è stata strutturata, secondo Cocchi, ha in qualche modo riprodotto il modello scolastico in presenza, suscitando gli stessi sentimenti di ansia, il timore di non essere all’altezza.
La paura non è stata più quella di farsi vedere in presenza, si è trasformata in paura della telecamera durante i momenti di video lezione.
Secondo Cocchi è necessario che il corpo docente si impegni in una direzione diversa: quella basata sul dialogo, che faccia sentire i giovani cittadini del mondo, che li ricollochi in una dimensione di centralità rispetto alla scuola e alle relazioni.

FASE 2
Il timore adesso, nella Fase 2 è che per i giovani ritirati che prima del lockdown si erano posti delle sfide, tutto si sia fermato, che anzichè progredire questa condizione possa averli riportati indietro.
Serve una cultura diversa che valorizzi i giovani, scongiurando la paura di non essere all’altezza e diventare altro da sè, corpi senza corpi…

 

FEDERICA GAMBERALE
“L’ascolto e l’aiuto online prima e durante Covid-19”

Federica Gamberale, psicoterapeuta, nel suo intervento ha descritto il percorso del progetto App to Young, attivo dal 2012.
Ha riportato alcuni dati significativi: in media sono attive 150 chat al mese, utilizzate dal 54% dei giovani di età compresa tra i 14-19 anni e dal 24% di giovani di 11-13 anni, quindi oltre il 70% degli utenti ha un’età compresa tra gli 11-19 anni.
Il successo del progetto deriva innanzitutto dalla vicinanza dello strumento – chat – ai giovani.

MOTIVAZIONI DELLA RICHIESTA DI AIUTO
Rispetto alle motivazioni che inducono i giovani ad utilizzare App to Young, la relatrice riferisce:
– difficoltà dei ragazzi a parlare con i coetanei per il timore di un giudizio
– difficoltà a confrontarsi con i genitori per paura di deluderli
– difficoltà/impossibilità di parlare con un professionista perchè negato dai genitori per problemi economici.

PROBLEMATICHE PER CUI SI RICHIEDE AIUTO

Gli ATTI DI AUTOLESIONISMO ricoprono una fetta importante dei motivi di contatto.
L’età media dei giovani che compiono atti di autolesionismo è di 12-13 anni, questo gesto rappresenta una forma di automedicazione: è la trasformazione del dolore psichico in dolore fisico, per certi versi più sostenibile dall’adolescente.
La risposta da parte degli operatori -peer educator – in queste situazioni è volto:
– dare consapevolezza al dolore che l’adolescente vive
– rimandare ai servizi presenti sul territorio

Anche i DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE sono richieste piuttosto frequenti.
In questo caso, trattandosi di chat, da parte degli operatori esiste la difficoltà a rendersi conto dell’effettiva gravità del sintomo manifestato.
Tuttavia, con l’esperienza, hanno affinato tecniche che gli consentono, senza vedersi, di “misurare” la gravità.

BULLISMO, rappresenta il campo di maggiori richieste, tuttavia, chiarisce la relatrice, oggi il fenomeno è “normalizzato”.

DIFFICOLTA’ DI COMUNICAZIONE, in particolare con le figure adulte di riferimento.
Spesso i ragazzi non trovano spazio di ascolto e riferiscono di non sentirsi capiti.

IL COVID SU APP TO YOUNG
Ha avuto tre diverse fasi che hanno assunto significati e valori molto diversi tra loro:
1) VACANZA (primi 10 giorni) : in un primo momento i giovani hanno vissuto il Covid come se fosse una vacanza, potevano incontrare gli amici nel modo e nei contesti che preferivano.
In questa fase si è registrata una diminuzione dei meccanismi di autolesionismo e delle manifestazioni di ansia scolastica.
2) PAURA (dal 15 marzo – una settimana dopo il lockdown) : nasce la consapevolezza della difficoltà, emergono atteggiamenti protettivi verso i nonni anziani, è il momento del pensiero, spesso ansioso, si manifestano segnali di ipocondria.
3) TENSIONE IN CASA (metà aprile / maggio) è il momento in cui si palesano tensioni in casa, si avverte la nostalgia degli amici, si soffre il distanziamento sociale, aumenta l’ansia, aumentano gli atti di autolesionismo.

 

STEFANO ALEMANNO
“PlayOff, un’esperienza di flipped classroom, attraverso la realizzazione di un serious game”
Stefano Alemanno, media educator, ha presentato un interessante progetto che riguarda il Gaming – il mondo dei video giochi: PLAY OFF.
Il progetto si articola su molti ambiti,  Alemanno ne descrive uno in particolare: la costruzione di un serious game realizzato dai ragazzi.

I serius game nascono su numerose piattaforme e offrono la possibilità di creare e gestire mondi virtuali, la loro valenza educativa è ormai riconoscita:
Minecraft (Microsoft ha promosso nelle nostre scuole una versione EDU di Minecraft utilizzata per insegnare scienza, geografia, musica), World of Warcraft (gioco in cui i giocatori devono cooperare per un obiettivo comune), Sea of Solitude : un videogioco in cui i mostri sono stati creati da una ragazzina adolescente che ne è protagonista, e ancora: Fortnite, Super Mario, ecc.
La Realizzazione del serious game nell’ambito del progetto Play Off è stata promossa dal Comune di Firenze in collaborazione con l’Azienda USL Toscana Centro.
Il progetto ha coinvolto gli studenti di una classe quarta dell’Istituto Sassetti Peruzzi di Firenze che hanno lavorato attivamente all’ideazione del videogioco che, in un secondo momento, è stato affidato ad una delle più importanti aziende che realizza videogiochi in Italia: Kinoa.

Il videogioco si chiama ZIRMA, è una città digitale, un luogo dove abitano tante persone che interagiscono tra loro. Ogni giocatore crea il suo avatar, sceglie il suo ruolo, crea una squadra con gli amici o entrando in un gruppo online.
Obiettivo: costruire la città, ma nessun giocatore può decidere da solo cosa costruire. I giocatori possono proporre e votare le migliori scelte per far progredire tua città e migliorarla sulla base di alcuni indicatori: economia, sostenibilità ambientale, benessere, coesione sociale, consenso. Il video gioco prevede opportunità / imprevisti, nodi che devono essere sciolti in team.
Il progetto è in corso di realizzazione e dovrebbe essere disponibile da ottobre.

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