L’IMPATTO DEL CORONAVIRUS SUI VIDEOGIOCHI

Il coronavirus e le limitazioni a esso collegate stanno cambiando anche il settore dell’intrattenimento.
Un settore che sta di certo beneficiando molto delle restrizioni dovute al coronavirus è quello dei videogiochi.
L’analista Matthew Ball, particolarmente attento a raccontare quel che succede nel settore dei videogiochi, ne ha parlato in un articolo L’impatto della COVID-19 sui videogiochi e sulle nostre vite virtuali.

Il primo punto dell’analisi di Ball riguarda la notevole crescita che l’industria dei videogiochi ha avuto negli ultimi anni.
Nel 2019 siano stati spesi in videogiochi circa 120 miliardi di dollari, quasi quattro volte più rispetto a 15 anni fa, e quasi il triplo degli incassi che nel 2019 hanno avuto i cinema di tutto il mondo. Diversi giochi, soprattutto quelli online come Fortnite, sono vicini ai 100 milioni di utenti che ci giocano almeno una volta al mese e ai miliardi di ore complessive spese ogni anno ai videogiochi vanno aggiunte le tantissime ore – tra i 100 e i 400 milioni di ore – passate dagli utenti a guardare qualcun altro giocare online (su YouTube o su altre piattaforme fatte apposta). Tutto questo, scrive Ball, senza che il cinema o la televisione abbiano ancora saputo sfruttare bene la cosa: esistono videogiochi legati a film e film sui videogiochi, ma «Hollywood per ora non ha elaborato una chiara strategia per entrare nel settore dei videogiochi».

Diversi dati, di diversa provenienza e riferiti a diversi paesi mostrano che nelle settimane di quarantena c’è stato un considerevole aumento del tempo e del traffico internet dedicati ai videogiochi, negli Stati Uniti ma anche in Italia.
Secondo Ball i vantaggi dei videogiochi sono soprattutto due: non c’è un limite massimo di ore possibili passate a giocare a molti videogiochi (una serie tv, invece, prima o poi finisce) e i videogiochi online permettono di cooperare o comunque interagire con altri: oltre a far passare il tempo, colmano anche l’assenza o la scarsità di interazioni sociali.
A tutto questo va aggiunto il fatto che i settori tradizionalmente in competizione con quello dei videogiochi stanno risentendo molto delle conseguenze del coronavirus. Per i videogiochi quindi, ci potrebbero essere più utenti, con più tempo e con ancora meno alternative per il loro intrattenimento. «Il coronavirus», ha scritto Ball «non farà altro che aumentare la crescita di un settore che era già in marcia verso il trono».

Per anni, per giocare ai videogiochi servivano apposite piattaforme o console come il GameBoy o la PlayStation. Un ostacolo non da poco, anche perché creava differenze e barriere tra i giocatori di una console e quelli di un’altra (e a volte anche i giochi erano diversi): come se chi ha un iPhone non potesse chiamare chi ha uno smartphone Android. Negli ultimi anni le cose sono cambiate, grazie anche a un rilevante contributo in tal senso da parte dei giochi per smartphone, che quasi sempre potevano essere giocati su qualsiasi sistema operativo.

Fortnite torna comodo come esempio, perché può essere giocato sia con uno smartphone che con una PlayStation, senza che l’esperienza di gioco cambi granché. In più, le difficoltà da superare per giocarci sono bassissime. «Gioca gratis ora», scrive il sito del gioco: se decideste ora di smettere di leggere questo articolo e giocare a Fortnite, potreste ritrovarvi a farlo in pochissimi minuti. Fino a qualche anno fa per giocare a un videogioco avreste dovuto andare a cercare un negozio fisico per comprarlo.

Semplificando molto, i giochi (come Fortnite) sono quindi diventati molto più importanti delle piattaforme usate per accedervi. Secondo Ball l’aumento di giocatori delle ultime settimane e, con ogni probabilità, dei prossimi mesi, non farà altro che accelerare questo fenomeno. La spiega così: «Un giocatore che usa Xbox Live non smetterà di giocare a un gioco solo perché il server di Xbox smette di funzionare, semplicemente, prenderà il suo iPad, il Nintendo Switch o il PC e giocherà da lì».

Crescono i videogiochi e non ci sono più veri eventi sportivi, Ball suggerisce che altri mesi senza sport o con poco sport non farà altro che aprire sempre più spazi agli eSport e ai sostituti digitali dei veri sport, finendo per legittimare questo settore. Tra l’altro, già prima del coronavirus, diverse leghe e squadre di diversi sport, europei e americani (soprattutto americani), avevano dimostrato qualche interesse negli eSport. E molto interesse verso gli eSport lo stanno dimostrando anche gli scommettitori, ora che non ci sono più veri sport su cui scommettere.

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