NUOVE TECNOLOGIE, COVID-19 E DIPENDENZA – ALLARME INFONDATO?

Negli ultimi anni è sviluppato un intenso dibattito nella comunità scientifica e clinica internazionale che porta ad assimilare le dipendenze comportamentali (ad es. il disturbo da gioco su internet) alle dipendenze da abuso di sostanze.
L’allarmismo ha ricevuto un incoraggiamento quando l’anno scorso, il Disturbo da gioco digitale o videogiochi è stato incluso nell’ICD 11, qualche anno prima, il Disturbo da abuso di internet era stato incluso nel DSM 5 con l’intento di stimolare la ricerca sulla verifica dei criteri.
Negli ultimi mesi sono stati pubblicati diversi studi corposi e rigorosi che hanno fatto luce sui notevoli pregiudizi che hanno afflitto finora la ricerca stessa sull’impatto che le nuove tecnologie avrebbero per la vita e la crescita di bambini e ragazzi.

Stando a uno studio longitudinale pubblicato a gennaio da Douglas Downey e Benjamin Gibbs, non è confermato che i giovani di oggi abbiano meno relazioni sociali faccia a faccia rispetto a quelli cresciuti negli anni 1990, in base alle valutazioni fornite da insegnanti e genitori.
I due ricercatori hanno osservato che il tempo trascorso sui dispositivi digitali non si associa a una riduzione delle abilità sociali nel campione di giovani statunitensi valutati nel 2010 a casa e a scuola, rispetto a quelli valutati nel 1998. Tuttavia, hanno riportato che le abilità sociali faccia a faccia risultano lievemente ridotte nei giovani che usano più volte al giorno i videogiochi e i social network.

Kids These Days: Are Face-to-Face Social Skills among American Children Declining?
Douglas B. Downey, Benjamin G. Gibbs
American Journal of Sociology
Vol 25, n.4, January 2020
ABSTRACT ARTICOLO

Inoltre, la quarantena ha portato a rivalutare le nuove tecnologie come strumento di socializzazione tra coetanei e con gli adulti di riferimento. Attraverso i dispositivi è possibile mantenere i contatti con nonne e nonni, insegnanti, compagne, compagni e altri famigliari con i quali non si può più relazionarsi faccia a faccia.
Resta il considerevole numero di nuclei famigliari che non dispongono di dispositivi adatti o di connessione Internet e che saranno più a rischio di effetti negativi per questo lungo periodo di quarantena.

Infine, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità – che l’anno scorso aveva inserito nell’ICD 11 (la sua classificazione internazionale delle malattie) il Disturbo da gioco digitale o videogiochi nella categoria dei disturbi dovuti all’uso di sostanze – , assieme a 18 aziende produttrici di videogiochi, ha lanciato l’iniziativa #PlayApartTogether con l’obiettivo di “giocare tutti insieme a distanza per battere il coronavirus”.

Le aziende si sono impegnate a promuovere eventi speciali e attività per incoraggiare la socializzazione a distanza e a educare alle misure necessarie per contenere la pandemia.
L’UNICEF ha proposto di Ripensare al tempo di esposizione agli schermi in tempi di COVID-19, aggiornando la rassegna della letteratura sugli effetti dell’uso dei dispositivi digitali tra i giovani e fornendo alcune indicazioni per un uso responsabile.

In particolare, l’UNICEF propone:

Mantenimento dei contatti
I videogiochi e i social media possono offrire esperienze significative durante la pandemia: connessione in un momento in cui l’interazione sociale è ridotta, intrattenimento quando le opzioni sono limitate e supporto per aiutare a superare l’ansia e la paura.

Coinvolgimento attivo e supervisione da parte dei genitori
Giocare ai videogiochi insieme ai bambini è un buon modo per assicurarsi che siano al sicuro.

Attività fisica davanti agli schermi
Con spostamenti all’aperto limitati, l’OMS ha raccomandato videogiochi attivi e lezioni di ginnastica online per mantenersi in salute a casa. […] Questo consiglio è utile sia durante la pandemia di COVID-19, sia quando la vita tornerà alla normalità.

La socializzazione e l’apprendimento possono realizzarsi pienamente in entrambi i mondi: è fondamentale dotare tutti dei dispositivi necessari.

Questa voce è stata pubblicata in COVID-19, DIPENDENZE COMPORTAMENTALI, GIOVANI. Contrassegna il permalink.