DOPO COVID-19: IL FUTURO DELLE DROGHE, LE DROGHE DEL FUTURO

Riccardo Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, propone sul proprio blog una riflessione sugli scenari post-Covid-19 dei mercati delle droghe. Se nel mese appena trascorso non sembrano, da questo punto di vista, esservi stati grossi cambiamenti, è lecito attendersi diverse trasformazioni nel prossimo futuro. Ad esempio, una volta finiti i provvedimenti di isolamento sociale, le organizzazioni criminali potrebbero comunque rafforzare alcune tendenze già in atto, in primis la produzione di sostanze psicoattive di tipo sintetico, poiché meno costose, non soggette alla stagionalità delle sostanze naturali e più facili da gestire sul piano logistico. Inoltre, altri fattori importanti da tenere in considerazione riguardano le aspettative e i bisogni dei consumatori, così come la probabile diminuzione del potere d’acquisto che alcune fasce di popolazione dovranno affrontare. Scrive Gatti: “Mentre scrivo, localmente la diffusione delle droghe illecite è crollata: il grande mercato finalizzato al consumo occasionale in situazioni particolari e nei diversi luoghi di aggregazione, semplicemente non esiste più, in assenza di occasioni di incontro. Questo ha permesso agli spacciatori di avere scorte a sufficienza per i tossicodipendenti, che in relazione alla loro patologia, delle droghe non possono fare a meno. I prezzi delle sostanze sembrano ancora stabili o poco aumentati e la domanda ai Servizi di cura da parte di pazienti nuovi, non conosciuti, non sembra variata in modo significativo.

La riduzione delle attività imposta dal Governo e dalle Regioni rendono, però, più complicati i rifornimenti della rete di spaccio: diventano più “visibili” e, quindi, intercettabili. Se la situazione connessa con l’emergenza Covid-19, pertanto, durasse nel tempo, le scorte di droghe potrebbero ridursi, con grosse difficoltà per chi non riesce a fare meno della sostanza da cui dipende (ne ho parlato qui). Bisogna considerare, però, che non siamo di fronte ad una situazione locale. Gradualmente tutto il mondo deve affrontare analoghi problemi. Ovviamente, anche chi commercia droga, spera che si torni presto alla normalità ma, proprio perché la pandemia sta interessando il mondo intero, e potrebbe mutare l’equilibrio degli scenari economici e politici, un po’ come è accaduto con le guerre mondiali, non è detto che la normalità di domani sia identica a quella di ieri. Questo anche se la tendenza di tutte le organizzazioni e dei sistemi sociali è quella di ritornare allo stato iniziale, anche dopo che un evento catastrofico li ha allontanati da quello stato.

Tuttavia, appena prima della diffusione del Covid-19, erano già in corso cambiamenti che potrebbero trovare consolidamento in seguito alla necessità di doversi riorganizzare, dopo l’epidemia. Più precisamente, soprattutto nel Nord America, ma non solo, stava aumentando l’interesse della criminalità organizzata per la distribuzione di sostanze sintetiche. La novità non è tanto nelle droghe sintetiche, quanto nella volontà di imporle sul mercato, anche creando nuovi prodotti mix (es. utilizzando i derivati del Fentanil ed unendoli non solo all’eroina ma anche alla cocaina ed agli amfetaminici). L’azione è di particolare interesse perché pare che originariamente non sia partita dalla domanda, ma sia stata pilotata dall’offerta che, in alcuni casi, andava ad incontrare una clientela non usuale, già resa dipendente dall’uso di farmaci oppiacei (ne ho parlato qui). (…) Ogni nodo di questa distribuzione produce lavoro, ricchezza e valore aggiunto al prodotto che, a differenza dell’oro, ha anche un consumatore finale che lo distrugge consumandolo, aggiungendo ulteriore profitto.

Se questo è uno dei motivi essenziali per il ritorno ad una situazione iniziale, un mondo a globalizzazione rallentata in relazione alla pandemia, con un regime di scambio più ridotto, potrebbe accelerare il già manifesto interesse delle organizzazioni criminali, verso la distribuzione di sostanze sintetiche. Si tratta, infatti, di sostanze che non solo garantiscono guadagni più alti ma che sono anche meglio trasportabili e distribuibili. Non essendo, tra l’altro legate alle stagionalità ed ai problemi connessi alle produzioni agricole, potrebbero anche essere preparate localmente, sviluppando l’idea di nuovi prodotti mix che, almeno inizialmente, potrebbero essere più “rassicuranti” per i consumatori legati alle droghe tradizionali.

Fantascenari? Possibile: ho detto in premessa che le organizzazioni ed i sistemi sociali tendono a ritornare allo stato iniziale, anche dopo eventi catastrofici. Tuttavia questa considerazione è stata fatta in epoche diverse, rispetto a costruzioni sociali più statiche e meno “fluide” delle attuali. Oltre a ciò è probabile che alla pandemia seguirà un periodo di crisi economica. Chi avrà molte risorse, libere per gli investimenti, potrà condizionare i mercati. Le grandi organizzazioni criminali avranno, perciò, molti margini di manovra per condizionare, controllare ed appropriarsi delle attività dei territori, e gestire la loro influenza in ambito politico ed economico.

In tema di droga, tuttavia, se vorranno mantenere l’egemonia anche nei confronti di mercati, virtualmente a Km.0 e difficilmente controllabili fisicamente, come Internet, dovranno comunque rimodularsi, per garantire prodotti potenti, concorrenziali nei significati per cui si consumano e, contemporaneamente, a basso costo, per una clientela meno ricca che in passato”.

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