DISTURBO DA GIOCO D’AZZARDO E SOLITUDINE

Simone Feder, psicologo, fra i referenti del movimento No Slot, commenta in un articolo pubblicato sul settimanale Vita le conseguenze, per i giocatori d’azzardo, della chiusura delle attività di gioco causa Covid-19. Secondo Feder, non è vero che sarebbe in atto una massiccia migrazione verso i giochi online, poiché per molti giocatori una parte di piacere del gioco  è associata all’ambiente fisico e umano, non riproducibile su uno schermo da soli. “Molti dipendenti d’azzardo ci hanno sempre riportato che, mancando il contatto fisico con l’oggetto azzardo, con la macchina, il contesto diabolico e coinvolgente di quella sala o di quel bar o tabaccheria, gli sguardi di chi come te è dipendente, le loro reazioni nel vincere o perdere, manca quel qualche cosa che non si può comprendere con i paradigmi del vivere normale, che attrae e rende piacevole l’esserci in quel contesto patologico e tossico dove ciò che vince di fatto è l’alienazione e la tua nullità”.

L’altro grande tema affrontato da Feder riguarda le nuove difficoltà socio-economiche, ma anche relazionali, che molti giocatori in trattamento stanno attraversando a causa delle incognite sul loro futuro lavorativo. “Le persone in questo lockdown si sentono più sole, più sfiduciate e necessitano più di prima la nostra presenza. E per questo, con gli operatori, non abbiamo mai interrotto le sedute di terapia con dipendenti d’azzardo e familiari. Ci siamo reinventati modalità nuove sfruttando a pieno i collegamenti in videoconferenza, whattsup e altro pur di non lasciarli soli. Da questi continui contatti emerge chiara la loro esigenza di ascolto e di dialogo. Molti di loro stanno affrontando posizioni lavorative congelate in attesa di nuovi sviluppi di cui non si conoscono tempi o modalità. Il 70 per cento di loro sono persone che lavorano come liberi professionisti, agenti di commercio, impiegati e operai qualificati a cui è stato impedito il proseguimento del loro lavoro, devono di conseguenza affrontare la grande preoccupazione legata alle fatiche economiche…”

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