CARCERE E COVID-19: COME GESTIRE LA PANDEMIA?

Dopo la rivolta dei primi giorni di marzo, sulle carceri italiane è sceso il silenzio. Eppure, sono tanti i segnali di allarme, a partire dall’impossibilità pratica di fare rispettare alcune delle principali misure atte a contenere la trasmissione del virus. Appaiono quindi urgenti provvedimenti politici in grado di anticipare i gravi problemi di salute pubblica e di mancato rispetto dei diritti umani che, in assenza di decisioni, potrebbero trasformare le carceri italiane in luoghi esplosivi. Secondo Andrea Pungiotto, “Servono misure anche inedite, in grado di contenere i flussi in entrata e di agevolare una controllata decarcerizzazione. Non sono sufficienti quelle del decreto legge “Cura Italia”: stimati in 3.000 i detenuti in uscita, finora il Guardasigilli ne ha contati 200 (in media 1 per ognuno dei 189 istituti penitenziari). Né basteranno i 1.600 telefonini acquisiti, le 200.000 mascherine distribuite, i 770.000 guanti monouso forniti, i dichiarati 2.600 braccialetti elettronici disponibili, le 145 tende pre-triage all’ingresso dei penitenziari. Serve ben altro, e ciascuno deve fare la propria parte: in Costituzione si chiama leale cooperazione istituzionale. Lavarsene le mani, da gesto di quotidiana profilassi, tornerebbe ad essere il segno di una scelta pilatesca (…) Le Camere, nel convertire il decreto legge n. 18 del 2020, introducano misure deflattive automatiche e tempestive a favore di detenuti che abbiano già dato prova di «accertata e consolidata meritevolezza» (Giostra): ne fa un’utile silloge il recente documento dell’Associazione dei docenti italiani di diritto penale.

Vano è invocare una legge di amnistia e indulto. La maggioranza dolomitica necessaria, voto per voto, è pari ai due terzi dei parlamentari: una quota preclusa da ragioni sanitarie, prima ancora che politiche, per un Parlamento che rinuncia a deliberare in remoto. Sarebbe però utile il deposito di una proposta di revisione dell’art. 79 della Carta: la si presenti oggi, affinché domani «la razionalità si prenda la rivincita sulla demagogia» (Pepino).

Se è lecito dire, anche Corte costituzionale e Quirinale possono molto”.

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