L'INVISIBILITA' SOCIALE DELLE PERSONE DIPENDENTI

data di pubblicazione:

30 Marzo 2020

Un articolo di Anna Paola Lacatena, sociologa presso il SerT di Taranto, pubblicato su Il Quotidiano della Sanità, riflette su come si stia trasformando, a causa dell’emergenza sanitaria, il rapporto con l’utenza e quali sfide future, ma in realtà imminenti, i servizi per la cura delle dipendenze dovranno affrontare una volta terminata l’emergenza Covid-19. Secondo la sociologa, alcune questioni e contraddizioni tenute sotto traccia, riemergeranno, come la particolare fragilità dei pazienti, il modus operandi dei servizi, i finanziamenti disponibili. Dopo avere sintetizzato la condizione di alcuni utenti rintracciati al telefono, Lacatena esprime così la loro (e la sua) condizione di disagio: “Si avverte la paura nelle parole dei pazienti. La paura di essere dimenticati, di non sapere bene a chi rivolgersi, di trovare porte chiuse o di non trovare porte se non quelle che affacciano sulla ricaduta.
Sono consapevoli che la solitudine causa la depressione e questa spesso il ricorso alle sostanze. Eppure non dovrebbero essergli sconosciuti la fragilità fisica, quella economica, lo scarso peso sociale e politico, l’indifferenza, la modesta propensione mainstream a considerare la dipendenza una patologia.
I pazienti dei Ser.D. sanno di non essere in cima alla lista dei beneficiari di attenzioni e cautele particolari da parte dei decisori, del management strategico delle aziende sanitarie, della gente comune.
Sono avvezzi al facile giudizio, alla condanna, all’assenza di riconoscimento di persone e malati, alle distrazioni decisorie, ai peggiori auspici da parte di chi con leggerezza semplifica le possibili soluzioni rintracciandole esclusivamente nel cinismo.
Spaventa questa consapevolezza ma ancor più la facilità con la quale la stessa potrà andarsi a coniugare alla rassegnazione.
I nostri Servizi al tempo dell’emergenza Covid-19 non trovano – forse, non possono trovare – di meglio che farsi liquidi utilizzando la rete elettronica con i suoi link, il suo continuum globale di informazioni in entrata e in uscita, eppure mai come ora si sarebbero dovuti presentare solidi.
Se questa liquidità si presenta oggi tra le poche praticabili alternative, quella decisa e organizzata negli ultimi anni ha minato la sua odierna possibilità o quanto meno la resa più complessa.
I Ser.D. non sono i Servizi del distanziamento sociale eppure la burocratizzazione spinta, i numeri, la compilazione di modulistica e banche dati, la visione dell’universo trattato e trattabile sotto la feroce stretta del diktat dei budget li ha resi tali ante litteram rispetto all’emergenza Coronavirus. Oggi, dunque, la liquidità vissuta come alternativa virtuosa non può che rivelarsi di difficile praticabilità.
Avranno il diritto i nostri pazienti di chiedersi come mai fino a poche settimane fa dovevano essere accolti da equipe integrate sin dal primo colloquio – approccio solo in apparenza solido ma allo stato di fatto liquido e difensivo – e ora devono farsi bastare la cura online.
L’opportuno di oggi sa un po’ di opportunistico così come l’opportuno di ieri sapeva poco di opportunità (…) Nulla è stato previsto per loro nel susseguirsi dei decreti.
Per loro da sempre, poco o nulla è stato previsto.
Ciò che non è difficile attendersi è che la sofferenza dei pazienti dei Ser.D. presenterà un conto elevato in termini umani, sanitari, sociali oltre che economici e in alcuni casi penali.
La questione su ragionevoli e auspicabili cambi di stato dei Servizi per le Dipendenze è aperta a attuali e futuri dibattiti.”

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