LA PSICOTERAPIA SUPPORTIVA NEL TRATTAMENTO DELLE DIPENDENZE

In un articolo, a cura di Graziano Bellio, pubblicato sulla Rivista Dal fare al Dire, si evidenziano le differenze e l’opportunità dei vari tipi di trattamento nelle dipendenze.
In particolare l’autore si sofferma sulla complessità clinica dei pazienti afferenti ai servizi pubblici e individua la necessità di utilizzare strumenti terapeutici diversificati, in grado di integrarsi in un setting elastico e mutevole.
Il counselling e la psicoterapia di sostegno (o supportiva) rappresentano strumenti efficaci nel trattamento dei pazienti gravi, anche per la loro capacità di integrare differenti tecniche nell’ambito di un programma terapeutico strutturato e coerente.Nell’area delle dipendenze il counselling rappresenta una forma molto efficace di trattamento focalizzata su specifici obiettivi come il mantenimento dell’astinenza. Si tratta di interventi altamente strutturati, in molti casi sono presenti “compiti per casa” della tradizione cognitivo-comportamentale.

Pur essendo difficile tracciare una linea che distingua psicoterapia di sostegno e counselling, alcuni elementi possono aiutare a differenziare i due ambiti:
– la psicoterapia parte da una profilazione diagnostica e analisi del caso e formula un piano di intervento più articolato. Il counselling analizza il problema e propone un accompagnamento verso la soluzione;
– il counselling è maggiormente strutturato su obiettivi a breve termine e orientato ai problemi reali e comportamentali. La psicoterapia si adatta al materiale emergente dai colloqui, affronta problemi emotive talora anche quelli relativi al passato, ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza, le abilità adattive, la riduzione dei sintomi.

La terapia supportiva è stata vista per lungo tempo come una soluzione di ripiego per quei pazienti che non rispondevano ad altri trattamenti psicoterapeutici.
Oggi, di fatto, sembra che la psicoterapia supportiva sia la forma più frequentemente usata in clinica, soprattutto nell’ambito delle dipendenze.
Nonostante ciò, le ricerche sugli interventi supportivi del giocatore d’azzardo sono sorprendentemente assenti.
Questo è spiegabile per il fatto che mentre forme i trattamenti strutturati, con setting rigorosi, tappe, metodologie e durata definite, consentono più facilmente la realizzazione di studi scientifici, la psicoterapia supportiva non gode di queste qualità: la sua flessibilità, la non direttività del terapeuta, l’adattamento ai materiali emergenti dalle sedute, introducono molteplici variabili che impediscono conclusioni scientificamente attendibili e/o generalizzabili.
Ovviamente la relativa scarsità di studi di alta qualità sulla efficacia non equivale alla dimostrazione di non efficacia.
Di fatto, la eterogeneità dei soggetti con disturbo da gioco d’azzardo che afferiscono ai servizi è ormai un fatto consolidato: ciò comporta che nessun trattamento è di per sé adeguato e sufficiente per ogni situazione.
In quest’ottica l’applicazione di programmi terapeutici meno strutturati che consentano una remissione del sintomo e il mantenimento dell’astinenza, pur non essendo ancora empiricamente validati, sono suggeriti con la raccomandazione al clinico di avere un atteggiamento esplorativo, attento e prudente.

IL TRATTAMENTO SUPPORTIVO DEL DISTURBO DA GIOCO D’AZZARDO (E DELLE ALTRE DIPENDENZE)
Graziano Bellio
Dal fare al Dire, n.3 / 2019
pag. 21-30

Questa voce è stata pubblicata in DIPENDENZE COMPORTAMENTALI, DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO. Contrassegna il permalink.