RAPPORTO UNAIDS 2019, “POWER TO THE PEOPLE”

Nel report UNAIDS 2019 il tema delle relazioni fra istituzioni e comunità è centrale. Nell’ introduzione e nel sommario del report, di cui si fornisce di seguito una traduzione dei passaggi più significativi, questa relazione viene affrontata mettendo l’accento sulla grande capacità, mostrata dall’inizio della pandemia dalle comunità e dai gruppi più vulnerabili, di creare pressioni sui gruppi di potere e sulle istituzioni per un’accelerazione delle ricerche e delle cure per l’HIV-AIDS.

“La marginalizzazione delle popolazioni chiave sta ritardando gli sforzi per raggiungere gli obiettivi 90-90-90 in diverse regioni. Ad esempio, fra omosessuali e altri uomini che fanno sesso con uomini con HIV nell’Africa sub-sahariana, la conoscenza del loro status HIV è molto più bassa che fra gli uomini in generale. Ci sono anche grandi differenze di conoscenza dello status HIV fra i giovani e gli uomini con HIV. Concezioni superate di mascolinità –combinata con le minori interazioni degli uomini con i sistemi sanitari- fanno sì che fra gli uomini vi sia un lungo intervallo di tempo fra infezione e diagnosi. Ad esempio, solo un giovane su quattro (15-24 anni) e un uomo su tre (25 anni o più) in Mozambico hanno ricevuto una diagnosi entro un anno dall’infezione, rispetto a più di metà fra le donne.
La minore conoscenza dello status HIV fra gli uomini si combina con le disuguaglianze di genere per sancire la subordinazione delle donne e delle ragazze, perpetuando così l’epidemia di HIV. Sono necessari sforzi speciali per superare le barriere che affrontano gli uomini quando vengono a conoscenza della loro sieropositività e quando sopprimono le loro cariche virali, e sforzi olistici sono richiesti per ridurre le disuguaglianze di genere, le norme patriarcali e le pratiche, le violenze, la discriminazione e le altre violazioni dei diritti che le donne e le ragazze affrontano tutti i giorni.

(…) Quando usati in modo consistente e appropriato, i profilattici sono molto efficienti nel prevenire l’HIV e altre MTS. La riduzione del danno, incluso l’utilizzo di siringhe sterili, può rapidamente ridurre l’esposizione all’HIV fra le persone che fanno uso di droghe per via iniettiva. Le persone con HIV che sopprimono con la terapia antiretrovirale in modo completo la loro carica virale a livelli non rilevabili, non trasmettono più il virus a nessuno. La profilassi pre-esposizione (PrEP) può virtualmente eliminare il rischio di contrarre l’HIV, e le medicine antiretrovirali possono anche prevenire la trasmissione verticale dell’HIV ai bambini. La circoncisione volontaria maschile fornisce una protezione parziale per tutta la vita contro la trasmissione dell’HIV da donna a uomo.
Nelle due ultime decadi, gli sforzi per espandere l’uso di queste opzioni di prevenzione ha visto il numero di persone che acquisiscono l’HIV, su scala globale, scendere ogni anno da un picco di 2.9 mil. del 1997 a 1.7 mil. del 2018. Il progresso sono stati più forti nell’Africa dell’est e del sud, dove il numero annuale di nuove infezioni da HIV è diminuito del 28% dal 2010. L’incidenza di HIV fra le ragazze e le giovani donne (15-24 anni) nella regione è diminuita del 42% dal 2010 e di quasi due terzi dal 2000. La rapida crescita della popolazione nella regione, tuttavia, significa che il numero di nuove infezioni in questa sub-popolazione è diminuito solo del 28%.
Fuori dall’Africa dell’est e del sud, le nuove infezioni sono diminuite solo del 4% fra tutte le classi d’età tra 2010 e 2018 e, in alcune regioni, sono aumentate. Il numero annuale di nuove infezioni è aumentato del 29% nell’Europa dell’est e nell’Asia durante lo stesso periodo, del 10% nel Medio Oriente e nel Nord Africa e del 7% in America Latina. Su scala globale, il numero annuale di nuove infezioni dal 2010 è diminuito solo del 16% e, anno per anno, è rallentato negli anni più recenti. Ciò è largamente dovuto al fatto che le popolazioni chiave e i loro partner sessuali continuano ad acquisire l’HIV a un tasso allarmante; contano per i due terzi delle nuove infezioni nell’Africa occidentale e centrale nel 2018 e per almeno tre quarti delle nuove infezioni in Asia e nel Pacifico, nel Medio Oriente e in Africa del nord, in Europa orientale e nell’Asia centrale, in Europa occidentale e centrale e nel Nord America.

(…) I forti progressi nei contesti con alti tassi di prevalenza di HIV nella popolazione generale, come nell’Africa del sud e dell’est, e la mancanza di progressi nei contesti dove le popolazioni chiave sono criminalizzate e marginalizzate, hanno fatto sì che la distribuzione globale delle nuove infezioni cambiasse: la maggioranza di nuove infezioni a livello globale nel 2018 sono avvenute nelle popolazioni chiave e nei loro partner sessuali.
La popolazione omosessuale conta il 17% delle nuove infezioni su scala globale, incluso più di metà delle nuove infezioni nell’Europa occidentale e in Nord America, il 40% in America lAtina e il 30% in Aia e in Pacifico. Le persone che si iniettano droghe contano per una stima del 12% delle nuove infezioni su scala globale, incluso il 41% delle nuove infezioni nell’Europa dell’est e in Asia centrale, e il 37% delle nuove infezioni nel Medio oriente e in Nord Africa. Le lavoratrici del sesso contano per il 6% delle infezioni da HIV su scala globale, con variazioni dal 14% in Africa centrale occidentale a meno dell’1% nell’Europa centrale e occidentale e in America del nord.

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