LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS IN CANADA: UN BILANCIO DOPO UN ANNO DALLA LEGGE

Un anno fa, il Canada diventava il secondo paese al mondo, e il primo fra quelli maggiormente industrializzati, a legalizzare la cannabis per uso ricreativo. La traduzione di uno studio realizzato dalla fondazione Transform Drug Policy permette di analizzare alcuni interessanti dati. In primo luogo, a un anno dalla legalizzazione la prevalenza dei consumi è in linea con il periodo precedente. Tuttavia, appare arduo fare raffronti scientificamente affidabili, sia per difficoltà metodologiche (stimare i mercati grigi e illegali) che a causa del periodo di riferimento troppo corto. Appare ad esempio difficile determinare con esattezza quanto i canali legali di vendita di cannabis abbiano soppiantato i canali illegali, stante da una parte la diversa organizzazione che le singole province canadesi hanno scelto per la vendita legale, dall’altra la difficoltà di stimare l’ampiezza del mercato illegale e grigio. “Secondo Health Canada, le vendite legali di cannabis secca erano oltre cinque volte superiori a luglio 2019 rispetto a luglio 2018 (quando era legale solo la cannabis terapeutica). Le vendite di olio di cannabis sono raddoppiate nello stesso periodo. È interessante notare che le vendite registrate per scopi medici a luglio 2019 erano inferiori alle vendite totali a luglio 2018, suggerendo che almeno alcuni di coloro che in precedenza si erano affidati alla documentazione per accedere alla cannabis medica ora stavano accedendo alla cannabis sul mercato ricreativo legale, senza la necessità di fornire documentazione medica (…) Anche la migrazione dei consumatori di cannabis verso il mercato legale è stata notevolmente più lenta in alcune aree rispetto ad altre. Il patchwork di diversi modelli di regolamentazioni provinciali significa che anche la velocità di preparazione e implementazione è variata in modo significativo. Alberta e New Brunswick, ad esempio, hanno registrato quattro volte l’ammontare delle vendite legali pro capite rispetto alla British Columbia, nota per il suo “lento lancio di negozi al dettaglio [legalmente autorizzati]” e per le restanti vendite del “mercato grigio” del settore dei dispensari informali”.

Un altro problema sollevato dal rapporto riguarda il peso, economico e politico, delle imprese multinazionali sul mercato della cannabis legale, e le difficoltà di accesso per i piccoli produttori. “L’approccio canadese è stato anche criticato per la creazione di barriere all’ingresso per le piccole imprese, favorendo in tal modo gli attori economici più grandi che ora dominano il mercato. Il Cannabis Act ha introdotto una varietà di classi di licenze di cannabis, tra cui la “micro-coltivazione”, che promettevano di aprire il mercato ai piccoli produttori. Tuttavia, all’inizio dell’anno, il governo federale ha annunciato che, per richiedere una licenza, il potenziale fornitore doveva già disporre di un impianto di produzione, il che ha significato che coloro che non erano in grado di rischiare l’investimento iniziale sono stati immediatamente scoraggiati dal fare richiesta. Ciò ha contribuito a creare un mercato emergente dominato da un numero relativamente piccolo di grandi attori aziendali, alimentando a sua volta il rischio di monopoli”.

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