NOMOFOBIA – QUANDO LO SMARTPHONE RENDE SCHIAVI

data di pubblicazione:

23 Ottobre 2019

Un fenomeno in forte ascesa con rilevanti ricadute sociali
Sono maturi i tempi per l’inserimento nel DSM e nei LEA?

Il numero di studi clinici e l’interesse per questo fenomeno sta crescendo, molti ricercato ritengono che l’utilizzo eccessivo di smartphone porti a una vera e propria intossicazione con sintomi (ed effetti) come quello della sindrome della vibrazione fantasma.
Ad essere maggiormente a rischio dipendenza, però, sembrerebbero essere i più giovani, adolescenti e preadolescenti in testa.

I principali disturbi da uso eccessivo di smartphone documentati:

Attenzione scolastica. Un’indagine del Center on Media and Child Health e dell’Università dell’Alberta (Canada) condotta intervistando 2.300 insegnanti rileva che il 75% ritiene che il livello dei ragazzi nei confronti di compiti e lezioni scolastiche sia notevolmente ridotto.

Cresce il rischio del suicidio. Una ricerca condotta da Twenge tra gli adolescenti statunitensi dimostrerebbe che i ragazzi che utilizzano lo smartphone per più di 5 ore al giorno ha il 71% di possibilità in più di aumento dei fattori di rischio suicidarlo rispetto a chi lo utilizza per meno di un’ora.

L’influenza dei social. Secondo un’indagine dell’American Psychological Association il 58% dei genitori statunitensi si dicono preoccupati degli effetti che i social network possono avere sulla salute mentale e fisica dei loro bambini.

Disturbi del sonno. Ragazzi e adolescenti che utilizzano per troppo tempo smartphone e dispositivi elettronici presentano diffusi disturbi del sonno.

La fascia di età più colpita è quella tra i 18 e i 25 anni, giovani con bassa autostima e problemi nelle relazioni sociali che sentono il bisogno di essere costantemente connessi e in contatto con gli altri attraverso la rete.

La dipendenza patologica da smartphone è detta nomofobia (no – mobile fobia) e si riferisce a quando una persona prova una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto con la rete, al punto da sperimentare effetti fisici collaterali simili all’attacco di panico come mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico, nausea.

Uno studio condotto in Gran Bretagna ha rilevato che il 53% degli utenti di telefono cellulare tendono a mostrare uno stato ansioso quando lo perdono, esauriscono la batteria, il credito o quando non hanno copertura di rete. Lo studio ha esaminato 2.163 persone e il 55% di queste citava il bisogno di tenersi in contatto con familiari e amici come causa principale dello stato ansioso che li assaliva quando non potevano usare il cellulare.

Già nel 2014 alcuni ricercatori dell’Università di Genova avevano proposto di inserire questa patologia nel manuale statistico dei disturbi mentali (DSM -5). Uno studio scientifico dei due ricercatori, ha evidenziato che la nomofobia è una dipendenza comportamentale. E’ stato valicato un questionario per capire quale sia il grado di dipendenza, in modo che esista una serie di punteggi cut-off per misurare la nomofobia.

Gli autori del presente articolo si interrogano quindi sul fatto che i tempi siano maturi o meno rispetto ad un inserimento della nomofobia nel DSM.
Oggi il DSM – V comprende le dipendenze da sostanze e il DGA, ma non ancora le altre dipendenze comportamentali e sociali. Lo stesso Manuale, nel corso degli anni, ha subito aggiornamenti in base anche all’evoluzione della società, l’auspicio è che questo adeguamento possa essere proposto e approvato al più presto. L’auspicio è anche che venga introdotto nei LEA al fine di consentire al Sistema Sanitario Nazionale di rispondere con risorse, formazione ed assistenza soprattutto per la prevenzione e l’informazione degli utenti.

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