FEDERSERD: ANALISI E PROPOSTE SULLA NORMATIVA ITALIANA DROGHE

data di pubblicazione:

9 Ottobre 2019

Sull’ultimo numero di Mission, l’editoriale di Pietro Fausto D’Egidio è dedicato a una lunga ricostruzione e analisi della normativa italiana sulle droghe, a partire dalla legge del 1954 fino al provvedimento del 12 gennaio 2017 sui LEA. La parte più interessante dell’articolo verte tuttavia su una dettagliata analisi sui cambiamenti delle dipendenze in Italia, che si conclude con considerazioni e proposte di tipo normativo e organizzativo, di cui si sottolinea questo passaggio:Una nuova legge per la prevenzione cura e reinserimento delle dipendenze deve superare la legge Fini-Giovanardi, non regredire alla Iervolino-Vassalli e si deve articolare nel più complesso bisogno di ripensare diritto costituzionale alla salute e i paradigmi dell’intervento“.

Pur rimandando a una lettura integrale del testo, di seguito si  riportano alcuni passaggi significativi dell’articolo di D’Egidio. “La trasformazione in corso dello scenario epidemiologico, la contrazione delle risorse destinate alla assistenza sanitaria e la presenza nel nostro Paese di molteplici e a volte troppo differenziate sanità regionali ci spingono a diventare protagonisti e produrre cultura nel definire gli spazi possibili tra le nuove e diverse dimensioni organizzative e l’esercizio della clinica delle dipendenze (…) In molte realtà italiane ci sono liste di attesa le quali, in questo ambito, unico caso nella sanità italiana, determinano di fatto la impossibilità del paziente di curarsi altrove o privatamente.

(…) Osservando il fenomeno dipendenze diversi elementi saltano agli occhi e ne citiamo solo alcuni. Di primaria importanza sono le trasformazioni del mercato della droga, dei contesti di uso di droghe, dei cambiamenti radicali che osserviamo nei consumatori. Molti usano droghe, pochi si ammalano. I servizi sono vecchi: l’età media dei pazienti è di 44 anni. Quasi nessuno di questi pazienti usa ossicodone, ma molti giovani ne fanno uso. Milioni di persone usano droghe: non si può fare una legge che li punisca (o solo li censuri): bisogna cercare una strada che contemporaneamente contempli il “non è permesso” e il “non punire”. Ci si interroga su quale sia il valore normalizzante del permettere le droghe leggere e il gioco d’azzardo e punire l’uso di altre droghe. Una nuova legge per la prevenzione cura e reinserimento delle dipendenze deve superare la legge Fini-Giovanardi, non regredire alla Iervolino-Vassalli e si deve articolare nel più complesso bisogno di ripensare diritto costituzionale alla salute e i paradigmi dell’intervento (…) Sono trent’anni che cerchiamo di rendere compatibili i diritti della salute dei pazienti dipendenti alle risorse economiche; non possiamo però correre il rischio che i diritti si debbano adattare alle risorse. Non possiamo permettere che i tagli lineari li diamo sui diritti. Dato che oggi l’interesse collettivo rispetto alla salute è diventato un interesse generale, sono convinto che se diminuiscono gli ammalati, noi produciamo ricchezza, che è una cosa diversa dal PIL; perché non ho visto mai un paese povero che sta bene in salute. Quindi quello che noi facciamo produce ricchezza, curare i tossicodipendenti produce ricchezza (…) FeDerSerD propone alla classe politica nazionale e regionale, agli operatori del sistema dei servizi e delle agenzie sociali dei territori di avviare subito un confronto su questi temi con una conferenza nazionale e conferenze territoriali. L’obiettivo deve essere quello di andare alla riscrittura di un testo unico sulle dipendenze che rafforzi il sistema dei servizi adeguandolo ai bisogni espressi e inespressi dei territori ed è necessario fare questo insieme ad un approccio che si declini senza colpevolizzare i malati e i consumatori, senza punirli, senza perseguirli, senza additarli”.

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