INTERVISTA A BARRA (VILLA MARAINI)

Massimo Barra, medico, fondatore nel 1976 di Villa Maraini, l’Agenzia Nazionale per le tossicodipendenze della Croce Rossa Italiana con sede a Roma, traccia, in un’intervista pubblicata sul sito sanitàinformazione, alcune interessanti considerazioni sul sistema italiano di cura delle dipendenze. Barra sottolinea da una parte che la legge del 1990 e le strutture pubbliche di cura sono, nel complesso, efficaci e capillari, dall’altra la difficoltà di pieno accesso ai Ser.T delle persone con problemi di dipendenza.

“Stranamente la legge vigente nazionale è fatta molto bene. Tanto è vero che resiste dal 1990. È stata rinnovata ma non nelle parti fondamentali. Questa legge considera che interesse precipuo dello Stato è che i drogati si curino perché un drogato curato è meno pericoloso per se e per gli altri di un drogato non curato. Il sistema dei Sert è sicuramente positivo, tanti altri paesi non ce l’hanno. È capillare. Se la gente non vede più persone che si fanno le ‘pere’ per strada è perché ogni giorno i 90mila tossicomani in Italia vanno a prendere il metadone nei servizi.

Io non riesco a capire perché l’articolo che prevede la libera scelta del medico e del luogo di cura non venga applicato. La legge nazionale è chiarissima. Per esempio la Regione Lazio non la applica, con una strategia che è contro natura: obbligare il tossicomane a curarsi vicino a casa è il contrario di quello che serve. Il tossicomane deve essere portato a curarsi dove si fida e possibilmente dall’altra parte della città perché vicino a casa lui si è fatto le ‘pere’ e lì ha strutturato quello che poi determina un riflesso condizionato che lo riporta a rifarsi. Quindi la prima strategia terapeutica è allontanarlo dal posto in cui ha il riflesso condizionale, che io mi permetto di chiamare la “sindrome della rotonda sul mare”.

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