INTERVISTA A SQUILLACI, PRESIDENTE DI FICT

In occasione del XXI Convegno Nazionale di pastorale della salute della CEI, il direttore del settimanale Vita Stefano Arduini ha intervistato il presidente di FICT, Squillaci, approfondendo soprattutto il tema delle evoluzioni delle dipendenze giovanili. Commentando gli ultimi dati della Relazione Annuale e del rapporto Espad, Squillaci si è soffermato da una parte sull’abbassamento della percezione dell’uso di sostanza come comportamento a rischio, dall’altra sul policonsumo. Un’altra tendenza piuttosto preoccupante, sulla quale mancano però dati consolidati, è l’utilizzo di minori di anni 14, in quanto tali non punibili, per lo spaccio di sostanze psicoattive.

Negli ultimi 5 anni i minori in carico al servizio sanitario per problemi di dipendenza sono più che raddoppiati: quelli entrati nel circuito della giustizia minorile sono stati 4.055. Nel 2017 sono stati segnalati all’autorità giudiziaria 1.334 minori, di cui 498 sono stati posti in stato di arresto, di questi solo 90 sono entrati in Comunità terapeutica, 6 in doppia diagnosi e 10 in Comunità socio educative. Sono 25 mila circa i minori e i giovani adulti in carico agli uffici del servizio sociale per i minorenni, di questi solo 2000 sono in strutture specializzate, circa il 30% di ragazzi con diversi disagi non trova posto nei servizi specializzati”.

Pertanto, Squillaci afferma che: ”le prospettive su cui dobbiamo lavorare sono: 1. Investire sulla prevenzione e su percorsi a sostegno del benessere della persona con interventi educativi continuativi e strutturati; 2. Aumentare i servizi specifici per minori con problemi di dipendenza e per i minori con problemi psichiatrici (attualmente molti ragazzi con problemi di dipendenza finiscono in Comunità educative): i servizi specializzati sono troppo pochi sia per minori con problemi psichiatrici, sia per quelli con problemi di dipendenze.”

Alla domanda come mai i giovani sono tornati a drogarsi, il Presidente FICT risponde:”I giovani sono il nostro futuro ed è nostro compito preservarli e proteggerli, dando messaggi educativi chiari. Il contenitore relazionale ed educativo ha molti gap come ‘buchi dello scolapasta’. Il nostro compito di educatori è offrire la speranza di poter riempire questi vuoti con nuove esperienze attive rappresentate dall’ “agire bene” (volontariato, servizio civile, oratori, sport, scuola…). Dobbiamo riconsegnare ai giovani un nuovo senso di appartenenza alla comunità. Offrire nuove speranze e progettualità, le loro progettualità, che sono per forza di cose diverse dalle nostre. Se non conosciamo i loro sentimenti, i loro desideri rischiamo di creare una grande confusione e di dare spazio a “relazioni digitali” fino all’ “autismo tecnologico” che è solitudine affettiva.”

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