FARMACOLOGIA DEGLI OPPIOIDI SINTETICI

Il nuovo numero di Medicina delle Dipendenze è dedicato al tema, quanto mai attuale e controverso, degli oppiodi sintetici. Ernesto De Bernardis si sofferma, nel suo contributo per la rivista (presentato in anteprima sul sito “research gate”), sui principali aspetti della farmacologia degli oppiodi sintetici. De Bernardis analizza le ragioni per le quali i principali oppioidi sintetici -a eccezione del tramadolo- d’abuso sono caratterizzati da una potenza maggiore dell’eroina, fattore che ne condiziona effetti e rischio di overdose. Se la potenza ha una logica, dal punto di vista delle sicurezza sanitaria, presenta invece molti rischi quando si esamina il mercato illegale: “Nel caso invece della produzione clandestina e dello spaccio, più alta è la potenza della sostanza, maggiore è la probabilità che iniziando da produzione a purezza e titolo incerti, e continuando con i vari passaggi di diluizione (taglio), ciò che raggiunge il consumatore finale abbia concentrazione aleatoria, e in certi casi troppo alta. Sono particolarmente a rischio i tagli effettuati mescolando la sostanza in polvere con altre polveri inerti; poiché gli oppioidi sintetici sono tanto potenti, la differenza tra una dose efficace ed una dose letale può dipendere da pochi granelli, ed è possibile che in una bustina o pallina casualmente vada a finire qualche granello in più, un fenomeno detto dell’hot spot e descritto pure per i cannabinoidi sintetici. Consumare in bolo, tutta in una volta, la sostanza acquistata, equivale ad una roulette russa dove il colpo letale scatta per via dell’inevitabile variabilità del taglio”. La potenza dell’oppiodi è quindi un fattore di rischio primario, come attesta anche una recente ricerca che stima che “chi si somministra fentanil va in overdose con frequenza doppia di chi fa uso di eroina, e addirittura otto volte di più rispetto a chi inietta prodotti farmaceutici a base di ossicodone (che ha potenza pari all’eroina) o morfina (che ha potenza di circa metà dell’eroina) e che verosimilmente richiedono poca o nulla diluizione/taglio”.

Un’ampia parte dell’articolo è dedicata a un’approfondita descrizione farmacologica degli oppiodi sintetici e in particolare del Fentanyl: “In complesso, quindi, possiamo attribuire la potenza e la pericolosità dei fentanili a tre fattori: elevata liposolubilità, buona affinità recettoriale, ed elevata attività intrinseca con azioni cellulari peculiari. In buona parte questi fattori condizionano anche gli effetti soggettivi e obiettivi sull’uomo in paragone a quelli dell’eroina. In esperimenti di laboratorio, volontari consumatori di eroina considerano equivalenti in termini di gradimento complessivo (“good effect”) dosi acute di fentanil di 0.25 mg, di eroina di 12.5 mg e di morfina o ossicodone di 50 mg, con un rapporto 1:50:200 tra le varie sostanze (Comer et al., 2008). Sul campo però l’esperienza soggettiva con il fentanil generalmente non è troppo gradita dai consumatori, perché la repentina salita e discesa degli effetti e l’eccessiva potenza comportano una mancanza di gradualità che non dà il tempo di godere delle sensazioni piacevoli derivate dall’oppioide (Carroll et al., 2017), e nelle interviste qualitative i consumatori associano l’uso di fentanil a termini come “potenza” e “perdita di controllo”, riferendo che a differenza dall’eroina l’incoscienza arriva all’improvviso senza sperimentare le attese sensazioni piacevoli per un tempo soddisfacente”.

Rimandando all’articolo per  gli altri spunti e le altre osservazioni, si ritiene importante indicare che, nelle conclusioni, De Bernardis suggerisce di non limitarsi a interventi reattivi, ma di lavorare sulla dimensione dell’informazione. Al fine di scongiurare un aumento di overdose mortali per questa tipologia di sostanze, si propone infatti di effettuare un’incisiva campagna informativa istituzionale.

De Bernardis E., Cenni di farmacologia clinica degli oppioidi sintetici, Medicina delle Dipendenze, n. 33.

 

 

 

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