LA NUOVA SCIENZA DELLA PSICHEDELIA?

Sull’onda del rinnovato interesse internazionale verso le sostanze allucinogene per scopi di ricerca e di cura di alcune patologie, esce un libro del giornalista americano Michael Pollan, “Come cambiare idea. Cosa ci insegna la nuova scienza della psichedelia su coscienza, morte, dipendenza, depressione e trascendenza”. Un articolo del quotidiano El Pais sul libro, tradotto in italiano, permette di ricostruire la storia delle sostanze allucinogene negli USA, dalla loro diffusione alla messa la bando, fino alla recente “riscoperta”. Pollan si sofferma sulle sperimentazioni di tipo medico, specie per alleviare il fine vita o i dolori di alcune patologie. “Ecco una domanda chiave: Pollan non parla nel suo libro dell’uso ricreativo delle droghe, né del fatto di portarle in giro per strada, ma del loro impiego sotto controllo medico. “L’evangelismo di Leary ha coinvolto tutto cancellando il confine tra scienza e partiti presi”, avverte. Gli psiconauti più esperti attribuiscono grande importanza a due concetti: l’insieme (lo stato mentale in cui si è al momento del consumo) e l’impostazione (condizioni ambientali). Gli esperimenti descritti nel libro si svolgono in luoghi simili allo studio di un dentista, con il paziente sdraiato, con le cuffie, la musica soft e una maschera messa per favorire l’introspezione.
Così si lavora da anni in istituzioni come le università di New York, Los Angeles, New Mexico, Zurigo o Londra Imperial College, che ha un programma che studia l’influenza delle sostanze psicoattive nell’attività cerebrale. Nel mese di settembre, gli esperti della Johns Hopkins hanno chiesto alle autorità statunitensi di autorizzare farmaci di psilocibina nell’ambito di quelli più pericolosi (dove, dal 1970, è catalogato insieme all’’eroina) per inserirlo accanto al Valium o Xanax nella categoria IV delle sostanze con scarsa potenzialità di abuso o dipendenza. Per Pollan, il divieto di uso scientifico di sostanze psichedeliche per decenni, a causa degli eccessi degli hippies negli anni sessanta, è come se fosse stata esclusa la morfina medica in virtù delle devastazioni causate dall’eroina“.

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