IL “RINASCIMENTO PSICHEDELICO” FRA MARKETING E SCIENZA

In un interessante articolo, scritto per La Lettura e riportato dal sito www.sostanze.info, lo scrittore fiorentino Vanni Santoni discute i motivi che a suo parere giustificano il forte interesse editoriale che si registra da mesi in Italia riguardo al tema delle sostanze psichedeliche. Vannoni, commentando brevemente le ultime uscite editoriali (alcune delle quali ristampe di testi “classici” degli anni ’60 e ’70), pone l’accento sui complessi motivi di fascinazione riguardo a questo tema, che riguardano sia ragioni di tipo culturale che di tipo scientifico.Per «rinascimento psichedelico» si intende infatti la riscoperta, da parte della comunità medico-scientifica, del potenziale terapeutico di queste sostanze (…) Così, anche grazie all’azione di alcune organizzazioni — su tutte le americane Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies e Heffter Institute, e l’inglese Beckley Foundation — da una decina di anni gli studi sugli psichedelici sono ripresi, prima in Svizzera, poi negli Usa, nel Regno Unito e nel resto nel mondo, e non passa settimana senza qualche scoperta circa le loro modalità d’azione o il loro uso terapeutico, come è ben raccontato nel recente Lsd. Storia di una sostanza stupefacente (Utet) della farmacologa Agnese Codignola, uno dei più significativi protagonisti di questa inaspettata invasione psichedelica delle nostre librerie (su «la Lettura» #334 del 22 aprile scorso ne hanno scritto Tania Re e Claudio Mencacci). Un’invasione che, appunto, non ha odore d’incenso, suono di cimbali o colori batik, per quanto le copertine possano concedersi l’occasionale frattale: il piglio del rinascimento psichedelico — forse anche per non ricadere negli errori del passato, quando tali sostanze finirono anche in mano a guru più o meno improvvisati, e più o meno benintenzionati, come l’ex ricercatore di Harvard Timothy Leary — è improntato a una certa austerità scientifica.

Sembra quasi che si siano scavalcati all’indietro gli anni Sessanta per tornare ai Cinquanta, quando posati intellettuali in tweed come Ernst Jünger, lo stesso Albert Hofmann o Aldous Huxley (o, in Italia, personaggi come Federico Fellini o Elsa Morante) sperimentavano in salotto, con la testa spesso già su un obiettivo: capire quali eventuali benefici avrebbe potuto recare all’umanità il sopraggiungere dell’«era della riproduzione tecnica dell’esperienza mistica».

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