LA FORMAZIONE DELL’IDENTITÀ NEGLI ADOLESCENTI “INVISIBILI”: una ricerca sugli adolescenti in carcere

L’articolo, frutto di una ricerca, esamina la formazione dell’identità degli adolescenti in carcere. Sono stati condotti due studi: il primo (trasversale) ha esaminato le differenze nei processi identitari mostrati dagli adolescenti in carcere e dai loro coetanei studenti; il secondo studio (longitudinale), ha analizzato come cambia nel tempo la formazione dell’identità degli adolescenti in carcere.

In entrambi gli studi i partecipanti hanno compilato la versione italiana dell’Utrecht-Management of Identity Commitments Scale (U-MICS).
I risultati mostrano che gli adolescenti in carcere presentano un’identità scolastica meno strutturata rispetto ai loro coetanei inseriti nel tradizionale percorso formativo, tuttavia l’esperienza nel contesto penitenziario sembra fornire l’opportunità per intraprendere un nuovo percorso evolutivo, caratterizzato dal consolidamento dell’identità scolastica. Per quanto concerne l’identità interpersonale, invece, non ci sono differenze tra gli adolescenti in carcere e non in carcere; in questo caso l’esperienza in carcere si associa ad una rimessa in discussione dei propri impegni.
In altri termini, l’esperienza in carcere sembra essere l’occasione di rivedere le proprie scelte, re-innescando un processo di ricerca identitaria.
Queste evidenze hanno importanti implicazioni sia teoriche che pratiche. Dal punto di vista teorico emerge l’importanza di considerare come i processi identitari si possono manifestare diversamente in vari ambiti, quali quello scolastico e interpersonale, che rappresentano, rispettivamente esempi di ambiti “chiusi” e “aperti”. Il fatto che gli adolescenti differiscano dai loro coetanei nei processi di identità scolastica ma non nei processi dell’identità interpersonale, fornisce una forte evidenza empirica a sostegno di questa distinzione. Mentre nell’identità interpersonale gli spazi di manovra e scelta sono più ampi, l’identità scolastica risente maggiormente di limiti e condizioni imposte dal contesto.
Il primo studio mostra, quindi, che il contesto in cui l’adolescente è inserito può facilitare o ostacolare la formazione dell’identità.
Un’ulteriore evidenza di grande interesse, emersa nel secondo studio, è quella che mostra che i cambiamenti identitari che si verificano nel tempo coinvolgono, nei due ambiti, cicli diversi. Infatti, se da un lato, i risultati longitudinali mostrano un consolidamento dell’identità scolastica, dall’altro lato mettono in luce l’attivazione di un nuovo ciclo di formazione dell’identità nell’ambito interpersonale, espresso dalla diminuzione dell’impegno, accompagnata da un aumento della riconsiderazione dell’impegno.
Da un punto di vista pratico, questi risultati indicano che l’esperienza in carcere può essere l’occasione di rimettere in discussione e ristrutturare la propria identità interpersonale. Questo è sicuramente un elemento importante nel momento in cui si rende necessario, per interrompere una spirale di condotte devianti, spezzare quei legami con degli amici che tali condotte le avvaloravano e supportavano, al fine di stabilire una nuova rete relazionale, in cui gli adolescenti possano sperimentare norme e valori non improntati a una condotta deviante. In tal senso, l’impegno scolastico può rappresentare un importante fattore protettivo, soprattutto nel momento in cui permette di acquisire delle competenze e abilità, o più in generale un senso di autoefficacia, che potranno poi facilitare il futuro percorso di re-inserimento sociale.

La formazione dell’identità negli adolescenti “invisibili”: una ricerca sugli adolescenti in carcere
Elisabetta Crocetti
Psicologia Sociale
Vol. XIII, n.1, gennaio-aprile 2018
pag. 75-86

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