GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO: UNA LETTURA PSICOANALITICA

gap 4Maurizio Montanari, psicoanalista responsabile del centro di Psicanalisi e psicoterapia LiberaParola, offre un interessante contributo sul gioco d’azzardo patologico pubblicato nel settimanale Vita. La riflessione di Montanari è piuttosto complessa e articolata, non si presta a una facile lettura e sintesi, soprattutto per la ricchezza di rimandi psicoanalitici, attraverso i quali lo studioso prova a costruire un inquadramento psicopatologico della struttura di personalità “profonda” dei giocatori più problematici. Al cuore del problema di questo tipo di giocatori è il fatto che per loro il gioco d’azzardo rappresenta un elemento strutturale, fondante del proprio essere. Può così essere d’aiuto, per la comprensione dei giocatori più problematici, il ricorso a un concetto fondamentale nella teoria psicoaonalitica: la perversione. Nella definizione qui usata di perversione, però, non è centrale il classico riferimento alla sessualità proposto da Freud, bensì la perversione sta a indicare la “Struttura che si connota sì per l’indugiare in eccessi di godimento, senza limite e freno, ma anche per il suo rapporto ambivalente ma necessario, con la Legge. Il perverso obbedisce ad altri codici, altre leggi, altri costumi, sovente in antitesi con quelli che regolano la convivenza civile”. Montanari prosegue nel ragionamento argomentando che: “Proibizione e sanzione sono elementi centrali di questo edificio. Infatti la clinica mostra che il perverso è ben lontano dall’ignorare la legge. Ne ha invece bisogno come punto di gravità attorno al quale muoversi mantenendo una distanza di sicurezza, un incedere che ne fa a meno comprendendola, un punto di riferimento dal quale non si può prescindere senza mai farci davvero i conti”. Se questo è vero, qual è il compito, la funzione specifica del terapeuta di fronte al giocatore patologico “perverso”, che non chiede aiuto, perché in fin dei conti vive senza rimorso, anzi con godimento, la propria condizione patologica? La funzione del terapeuta consiste, in ultima analisi, nell’incarnare il limite, un sostegno regolatore.

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