DIPENDENZE PATOLOGICHE: IL RUOLO DELLA FAMIGLIA

ISSNel gioco d’azzardo in nove casi su dieci è la famiglia ad attivare strategie d’intervento. L’importanza della famiglia nei disturbi di dipendenza patologica emerge non soltanto nelle dipendenze comportamentali ma anche in quella da sostanze stupefacenti. Questi i temi del Convegno “Dipendenze patologiche, centrale il ruolo della famiglia nella prevenzione e nella cura” organizzato all’Istituto Superiore di Sanità e tenutosi lo scorso 6 ottobre.
Le dipendenze patologiche trovano in famiglia uno dei cardini della cura. Il ruolo e il sostegno dei familiari è decisivo negli esiti di tutte le strategie terapeutiche per contrastare alcol, fumo, droga, gioco d’azzardo e disturbi del comportamento alimentare.

Tra le dipendenze illustrate anche quelle ancora poco studiate e difficili da individuare come quella dal gioco d’azzardo sul quale l’Istituto ha anche messo a punto dei Focus di studio nell’ambito di una più ampia indagine che sta svolgendo sul fenomeno.

“Abbiamo cominciato a studiare anche queste forme di dipendenza che, se pure non riguardano sostanze rappresentano un vero e proprio campanello d’allarme soprattutto nei confronti dei giovani – afferma Roberta Pacifici, Direttore dell’Osservatorio Fumo Alcol e Droga – sono già oltre 19mila gli utenti presi in carico per il disturbo da gioco d’azzardo e proprio i dati relativi ad alcuni nostri Focus Group realizzati nelle strutture che li curano emerge il ruolo assolutamente centrale della famiglia in questo tipo dipendenze perché è la famiglia in nove casi su dieci che li spinge ad avviare un trattamento e, d’altra parte, nella maggior parte dei casi la famigliarità ha un ruolo nell’insorgenza del comportamento patologico”.
Quella dal gioco d’azzardo è una delle dipendenze la cui dimensione è difficile da valutare. Secondo un’indagine dell’Osservatorio Fumo Alcol e Droga dell’Iss l’8% della popolazione che gioca pensa di poter governare l’esito del gioco grazie alla propria abilità.
Il peso delle abitudini familiari è importante per quanto riguarda la relazione dei giovani con l’alcol. Il consumo non moderato da parte dei genitori influenza il comportamento dei figli.

“I dati Istat ci dicono che Il 25% dei ragazzi di 11-17 anni che vivono in famiglie dove almeno un genitore adotta comportamenti a rischio nel consumo di alcol ha anch’esso abitudini alcoliche non moderate, mentre la percentuale scende al 17% tra i giovani che vivono con genitori che non bevono o che lo fanno in maniera moderata – sottolinea Monsignor Andrea Manto, Responsabile per al pastorale familiare della Diocesi di Roma – non è raro che a fare un consumo eccessivo di alcol siano famiglie ferite o in difficoltà spesso anche economiche il che rende necessario un welfare più forte che protegga la famiglia permettendo alle giovani generazioni di crescere in un tessuto più sano e più forte”.

L’importanza della famiglia nei disturbi di dipendenza patologica emerge non soltanto nelle dipendenze comportamentali ma anche in quella da sostanze stupefacenti. Un recente studio dell’Osservatorio Fumo Alcol e Droga dell’Iss dimostra che una relazione difficile con la madre è un elemento di rischio significativo nello sviluppo di comportamenti di dipendenza da cannabis. Altri studi, oggetto discussione al convegno, indicano come essere controllati dai propri genitori nelle spese settimanali, essere soddisfatti del rapporto con i propri fratelli e il fatto che essi non consumino droghe, sia un elemento protettivo. Le implicazioni con gli equilibri familiari sono valide anche per l’alcol dove i problemi alcolcorrelati risultano essere alla base di comportamenti violenti, rischio di divorzi e separazioni, abusi e abbandoni di minori.

E tra le dipendenze in cui la famiglia gioca ruoli diversi, nell’insorgenza e nella cura c’è quella dei disturbi del comportamento alimentari ‪su cui ha fatto il punto Laura Dalla Ragione,Direttore Usl Umbria 1 per i Disturbi del Comportamento Alimentare in età pediatrica e dell’età evolutiva: “Sono tre milioni di famiglie – dice Dalla Ragione – che in questo momento in Italia lottano contro i disordini alimentari. Il 10 % sono famiglie con pazienti sotto i 14 anni, poiché si è abbassata moltissimo l’età di insorgenza. Le famiglie cercano disperatamente strutture di cura, che sono pochissime e concentrate al centro nord. È necessario che ci siano reti complete di assistenza in tutte le regioni italiane, per evitare i lunghi viaggi della speranza”.

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