IL PEDAGGIO PSICOLOGICO DELLA PANDEMIA

data di pubblicazione:

17 Marzo 2021

Il COVID-19 continua a rappresentare una seria minaccia per la salute pubblica in tutto il mondo e interventi come lockdown, quarantena e distanziamento sociale stanno avendo un impatto negativo sul benessere mentale. Lo studio Fattori associati al disagio psicologico durante la pandemia della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) sulla popolazione prevalentemente generale: una revisione sistematica e una meta-analisi, riportato in un articolo di F. Graciano su World Economic Forum, mette in evidenza come donne e giovani adulti rappresentano le categorie maggiormente a rischio di venir colpite da ansia o depressione legate al COVID-19. I ricercatori hanno eseguito una meta-analisi di 68 studi condotti durante la pandemia, che includeva 288.830 partecipanti da 19 paesi. Lo studio dimostra che un adulto su tre soffre di ansia e depressione legate a COVID-19, soprattutto a rischio sono le donne, i giovani adulti e le persone con uno status socioeconomico inferiore. Per quanto riguarda i giovani, quelli di età pari o inferiore a 35 anni presentano maggiori probabilità di sviluppare un disagio psicologico. La motivazione non è ancora certa, ma studi precedenti suggeriscono che il fenomeno potrebbe essere favorito dal maggiore accesso dei giovani alle informazioni sul COVID-19, soprattutto attraverso i media: una esposizione mediatica eccessiva si associa a maggiori probabilità di sviluppare ansia e depressione. Tra gli ulteriori fattori di rischio associati allo sviluppo di disagio psicologico si includono l’ambiente di vita in aree periferiche e rurali, il basso livello di istruzione, e reddito scarso o disoccupazione. Tra i fattori protettivi, invece,  capaci di ridurre il rischio di disagio psicologico, lo studio ne identifica prevalentemente due: avere un sostegno familiare e/o sociale forte; saper utilizzare di strategie di coping positive.
“La comprensione di questi fattori (entrambi, ndr) è fondamentale per la progettazione di programmi preventivi e per la pianificazione delle risorse per la salute mentale durante l’epidemia di COVID-19 in rapida evoluzione”, afferma l’autore principale Tazeen Jafar, professore nel programma di ricerca che ha guidato lo studio. “È fondamentale che il pubblico in generale e gli operatori sanitari siano consapevoli dell’elevato peso del disagio psicologico durante la pandemia-  afferma –  e che i programmi di sensibilizzazione per i servizi di salute mentale si rivolgano in modo proattivo soprattutto alle donne e ai giovani under 35.”
“Anche con gli enormi progressi sul fronte dei vaccini, il mondo si è reso conto che la pandemia COVID-19 sarà con noi per il lungo periodo”, afferma Patrick Casey, professore e vicepreside senior per la ricerca. “Lo studio del professor Jafar fornisce preziose informazioni sul pedaggio psicologico della pandemia sulle popolazioni di tutto il mondo e mette in evidenza gruppi specifici che possono beneficiare di un supporto aggiuntivo, sia che si tratti della loro famiglia o di un operatore sanitario”.

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