COME INFLUIRANNO I CAMBIAMENTI CLIMATICI SULLA PRODUZIONE DI PIANTE USATE PER OTTENERE DROGHE?

Un'analisi di VICE, basata su studi recenti e interviste a persone esperte di clima e agricoltura

Per quanto riguarda il vino la quantità prodotta sembra non subirà modifiche sostanziali, quello che invece cambierà radicalmente, sostiene Benjamin Cook, scienziato del clima alla NASA ed esperto dell’impatto del cambiamento climatico sulle regioni che coltivano vite, saranno varietà e sapori dei vitigni. Un problema soprattutto per chi riesce a distinguere un vino da un altro.

data di pubblicazione:

20 Gennaio 2023

Il cambiamento climatico quanto inciderà sullo stato di salute delle piante che vengono utilizzate per produrre droghe di origine naturale, sia legali che illegali? E’ quanto tenta di indagare un articolo sul sito di VICE, attraverso un’analisi basata su studi recenti e interviste a persone esperte di clima e agricoltura.

Ad un primo sguardo le piante che si adatteranno con più difficoltà (o che in alcuni casi spariranno) ai cambiamenti climatici sono quelle che stanno alla base di sostanze psicoattive legali, ed in particolare le bevande alcoliche quali vino e birra, che saranno le specie vegetali più colpite.
Quelle illegali invece, come papavero da oppio, pianta di coca e cannabis sembrerebbero più resistenti, ma andiamo per gradi. L’ orzo, che sta alla base della composizione della birra, sarà il più complesso da coltivare e questo influirà notevolmente sull’aumento dei prezzi. Si stima che in Irlanda il prezzo potrebbe addirittura triplicare secondo uno studio del 2018.
Per quanto riguarda il vino la quantità prodotta sembra non subirà modifiche sostanziali, quello che invece cambierà radicalmente, sostiene Benjamin Cook, scienziato del clima alla NASA ed esperto dell’impatto del cambiamento climatico sulle regioni che coltivano vite, saranno varietà e sapori dei vitigni. Un problema soprattutto per chi riesce a distinguere un vino da un altro.
Discorso diverso si può fare invece per le sostanze illegali che derivano dalla pianta del papavero da oppio, che sembra beneficiare di questi cambiamenti, in particolare dell’aumento a livello atmosferico del biossido di carbonio (C02), il gas che è il principale responsabile del cambiamento climatico.
Stando ad uno studio del 2008  l’aumento “(…) dell’anidride carbonica nell’aria potrebbe far triplicare i livelli di morfina nella pianta entro il 2050 e aumentarli a 4 volte e mezza entro il 2090”. La ragione di questo cambiamento non è ancora confermata, ma “(…) una teoria suggerisce che quando una certa risorsa diventa prevalente in un ambiente, le piante tendono a produrre più composti secondari che sono ricchi di quella risorsa, e questa dinamica spiegherebbe perché più CO2 nell’atmosfera spinge le piante a produrre più morfina”.Tutto questo con delle conseguenze importanti sulla salute dei consumatori.
Per quanto riguarda la pianta della coca le previsione sono le migliori: una pianta così rustica e che ha resistito a vari tentativi di eradicazione riuscirà a colonizzare e ad essere coltivata anche in terreni ad altitudini più elevate del solito, grazie soprattutto all’aumento delle temperature. Secondo Charles Helling, scienziato che ha studiato le coltivazioni in quanto chimico del suolo per il Dipartimento dell’Agricoltura americano,“la coca è unica nel suo genere, perché ha una cuticola spessa, uno strato idrofobico sulle foglie, che  tende a proteggerla dalla perdita d’acqua. È un arbusto piuttosto resistente. Lo è persino più di una pianta da foraggio media”. Anche la diversità genetica di cui gode questa pianta che prospera in natura potrebbe essere un fattore positivo per il suo adattamento.
Per la cannabis invece ci sono previsioni contrastanti: uno studio del 2021 sostiene che la pianta potrà adattarsi solo fino ad un certo punto ai cambiamenti di temperature e siccità, oltre i quali muore o arresta la crescita, mentre “un altro studio risalente al 2011 sull’impatto delle concentrazioni più elevate di anidride carbonica ha scoperto che la cannabis potrebbe “sopravvivere alle dure condizioni di effetto serra previste per il futuro, comprese concentrazioni elevate di CO2 e siccità”. Va comunque considerato che negli USA si presenta un problema legato al consumo di energia elettrica per le produzioni al chiuso di cannabis, che stanno aumentando visibilmente e che aumentano di conseguenza la concentrazione di gas serra.Infine per le sostanze di origine sintetica non cambierà nulla, anzi, la produzione probabilmente rimarrà costante con il rischio di avere sostanze sempre più potenti.

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