RICONOSCIMENTO DELLE EMOZIONI E INTERNET GAMING DISORDER: QUALI RELAZIONI

La difficoltà nella reattività alle emozioni, secondo quanto riportato in un articolo sul sito di State of Mind, il Giornale delle Scienze Psicologiche, é un aspetto che è stato riscontrato maggiormente negli adolescenti a cui è stato diagnosticato un Internet Gaming Disorder.

Non solo difficoltà nella reattività alle emozioni, ma anche “(…) scarsa abilità nell’identificare e nel descrivere le emozioni, accompagnata da scarsa consapevolezza e interocezione”, sono aspetti riscontrati a livelli  importanti soprattutto nei giocatori regolari di videogiochi rispetto a quelli occasionali.
Tutti gli aspetti sopra descritti sono definiti da un concetto psicologico che è l ‘alessitimia, che viene suddivisa in primaria, secondaria e organica, e che avrebbe tra le sue possibili cause anche la Dipendenza da Internet e l’Internet Gaming Disorder. Disturbo quest’ultimo frequente prevalentemente tra gli adolescenti ed i giovani adulti, che risultano essere  i maggiori fruitori di videogiochi, soprattutto online, e che di conseguenza si trovano anche più esposti gli aspetti negativi del gioco stesso.
Questo fenomeno ha fatto si che “Molti clinici e ricercatori hanno riportato che diversi adolescenti presentano sintomi di un uso problematico dei videogiochi, similmente ad altri disturbi da dipendenza”. L’impulsività, la bassa autostima e la ricerca di sensazioni forti sembrano essere elementi in comune tra le varie forme di dipendenza e l’Internet Gaming Disorder.”
“In un confronto tra giocatori di videogiochi regolari e occasionali, i giocatori regolari hanno riportato una minore espressività emotiva, con livelli maggiori di alessitimia e difficoltà nella reattività alle emozioni. Infatti, sembra che la difficoltà nella regolazione delle emozioni sia un fattore di rischio importante per l’Internet Gaming Disorder”.
L’alessitimia sembra inoltre correlata a stati d’ansia e depressione e che si riscontri maggiormente nella popolazione maschile, non solo per via del fatto che i maschi sono giocatori in percentuale maggiore rispetto alle femmine, ma anche perché “(…) tendono a regolare di meno le loro emozioni, vivendole con meno intensità, oltre che a esprimerle meno spesso rispetto alla controparte femminile”.

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