GIOVANI E GAMING PROBLEMATICO: UNA RICERCA EUROPEA

I fattori socioeconomici possono influenzare il rischio di gaming problematico negli adolescenti europei” è una delle considerazioni finali a cui è pervenuta la ricerca internazionale, condotta dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, dell’Università di Padova e della Flinders University, sul tema dell’uso dei videogiochi in adolescenza.La ricerca ha indagato “(…) in quale modo fattori individuali, sociali e contestuali siano associati a un maggiore rischio per gli adolescenti europei di gaming (uso dei videogiochi) problematico, cioè un utilizzo eccessivo dei videogame che possa mettere a repentaglio la salute e favorire l’allontanamento dalla scuola e dagli affetti”.
Dall’analisi dei dati dello studio European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs (ESPAD) del 2019 emerge che almeno il 20% dei giovani è ad alto rischio di gaming problematico, con una incidenza maggiore per i maschi (30,8) rispetto alle femmine (9,8%).
A livello europeo l’Italia, rispetto al fenomeno, si attesta appena sopra la media europea con un 24% di giovani a rischio, percentuale vicina a quella registrata dalla Romania (il paese considerato più a rischio) dove i ragazzi riferiscono una percezione di problemi associati all’utilizzo dei video giochi in percentuale del 30,2%.
La coordinatrice dello studio, Sabrina Molinaro, ricercatrice del Cnr-Ifc, individua alcuni fattori protettivi rispetto al rischio di gaming problematico, quali un contesto genitoriale in cui siano presenti delle regole e un supporto emotivo familiare efficace. Sempre secondo la ricerca un uso distorto ed eccessivo dei video giochi risulta “(…) maggiore negli Stati dove sono più marcate le disuguaglianze economiche, mentre risulta minore nei Paesi dove vengono effettuati investimenti nelle politiche di salute pubblica, come i benefici fiscali per le famiglie”.

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