BILLIE HOLIDAY: UNA CANTANTE TRA RAZZISMO E PROIBIZIONISMO NEGLI U.S.A DEGLI ANNI 40′

Al cinema in queste settimane è possibile vedere un film sulla vita della cantante jazz Billie Holiday, un adattamento cinematografico del libro Chasing the Scream. The First and Last Days of the War on Drugs, scritto da Johann Hari, per la regia di Lee Daniels. Un film che racconta i diversi aspetti che hanno caratterizzato la vita d Lady Day, dalla musica, ai problemi legati all’uso di sostanze fino alle violenze subite in giovane età.  “(…) Billie Holiday morirà il 17 luglio 1959, a 44 anni, ammanettata ad un letto di ospedale, con le cure sospese ed in stato di arresto perché tossicomane“.  Il film narra la vita della cantante in un periodo pieno di tensioni per gli U.S.A., caratterizzato da un feroce razzismo e il proibizionismo degli anni 40‘. Ma non sarà per il consumo delle sostanze (per le quali subirà diversi arresti e condanne) che porterà il governo americano a perseguitare la cantante, bensì i testi delle sue canzoni e il successo raggiunto.
In particolare la canzone Strange fruit, una poesia di protesta, eseguita per la prima volta nel nightclub Café Society di New York nel 1939, rappresenta un momento decisivo per la carriera musicale, e non solo,  della Holiday. Gli strani frutti ”(…) sono i corpi neri che penzolano e marciscono appesi ai rami dei pioppi del profondo sud. Una denuncia pubblica della segregazione razziale e dei linciaggi degli afro americani nel “prode sud”, che da lì in poi vietò quasi tutti i suoi spettacoli”. Sarà questo il vero pericolo rappresentato dalla cantante e dalle sue esibizioni, anche se il suo consumo di sostanze, tra cui marijuana e alcol, rappresenta l’occasione per il governo americano di criminalizzare il suo stile di vita, interrompendo continuamente le sue esibizioni e rendendogli la vita sempre più difficile. “(…) Sono gli anni della campagna di Anslinger contro la marijuana, quello per cui “la maggior parte dei fumatori di marijuana sono negri, ispanici, filippini, musicisti jazz e artisti. La loro musica satanica è guidata dalla marijuana e il fumare marijuana da parte delle donne bianche le fa desiderare di cercare rapporti sessuali con negri, artisti e altri”. In quanto artista e di pelle mulatta Holiday rientrava pienamente in questa narrazione, utile per marginalizzare e criminalizzare le minoranze del paese.
Una vita che fin da giovanissima sarà segnata da abusi e violenze che la porteranno a fare incontri sbagliati, con cadute e risalite continue legate alla tossicodipendenza, ma che non toglieranno nulla al suo impegno politico e alle sue capacità artistiche, che la consacreranno per sempre come una delle più grandi interpreti della musica jazz.

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