UNA STORIA DI DIPENDENZE NELLA PROVINCIA EMILIANO ROMAGNOLA DEGLI ANNO 80′: UN ROMANZO

Una vita di provincia nell’Emilia Romagna degli anni 80″, scandita prima dalla dipendenza da eroina e poi da quella del sesso, è in estrema sintesi quello che possiamo leggere nel romanzo la “Finta pelle” di Saverio Fattori edito da Marsilio. Adolescenza e adultità che transitano dal bar della stazione, fianco a fianco con i tossicodipendenti, dove “(…) la maggior parte ne esce, ma nessuno ne esce felice“, potrebbe essere il sottotitolo di questo libro.Di quegli anni, secondo l’autore, non se né mai parlato abbastanza, non c’è stato un momento di riflessione vero e proprio, come se ci fosse stata una rimozione collettiva rispetto a quello che stava accadendo ad una generazione di giovani persa dentro alla dipendenza da eroina, un fenomeno abnorme, se si pensa che nella sola Verona su 300.000 abitanti c’erano 15.000 eroinomani censiti.
E rispetto al fenomeno della dipendenza l’autore ha un particolare approccio: “(…)  mi occupo dell’eroina come stato delle cose senza curarmi affatto della soluzione, descrivo quello che c’era prima di quel cancello dei miracoli sulle colline riminesi, tratto l’eroina come scelta, seppur sbagliatissima, metto i morti, nel libro almeno tre, in tre diverse modalità, l’eroina ammazzava in vari modi, quindi tratto la disperazione, certo, ma non tratto mai l’eroinomane come ‘zombie’”. In qualche modo, spiega Fattori, la droga “era una scelta seppur estrema e dilaniante, ma comunque una scelta, si trattava di uscire dalle meccaniche sociali che sembrano esse stesse una prigione”. Queste meccaniche sociali che imprigionavano le persone potevano essere rappresentate dal rifiuto di conformarsi a certe logiche del contesto sociale in cui si viveva, fatto di scuola, poi lavoro, poi la macchina di moda, il matrimonio, e chi non voleva piegarsi a tutto questo forse preferiva percorrere altre strade, inseguire altri miti, come Jim Morrison e Janis Joplin, artisti che facevano parte anche del mondo delle dipendenze da sostanze: “(…) Se non era possibile emularli nel talento li si poteva emulare almeno nelle cattive abitudini fino alla morte, anche se il concetto di morte per un adolescente risulta piuttosto remoto e inconsistente, per questo più che di un istinto suicida parlerei di inconsapevolezza della morte, una sfida al buio“. Ma dopo il tema dell’eroina il libro affronta anche il tema della dipendenza dal sesso, un sesso prevalentemente prestazionale, finalizzato essenzialmente all’orgasmo, consumato in luoghi anonimi con una donna conosciuta attraverso un sito di incontri. Anche questa una dipendenza che cerca di compensare delle fragilità e che ha molto in comune da quella dell’eroina, “(…) Sono due bolle di dipendenza, bolle che tengono fuori il mondo esterno, buchi neri nei quali sprofondare quando la vita ci ha fregati. Il personaggio maschile, Ale67, si rende conto che il brivido che sente mentre attende Delphi70 in un incontro al buio per fare sesso tra sconosciuti, è lo stesso identico brivido che sentiva quando aspettava ‘Il tipo’, ovvero il pusher, e di quel brivido si rende conto di averne urgenza, da sempre e per sempre”. E come il mondo dell’eroina degli anni 80′, sottolinea Fattori, quello dei siti di incontro online “(…) è stato poco indagato a mio parere, forse ancora meno lo è oggi il sottomondo delle chat erotiche, dei siti dove si cerca esplicitamente sesso fra sconosciuti, e dobbiamo pensare che uno dei siti storici ha quasi seicentomila iscritti con identità certificata…”. 

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