USO DI DROGHE DURANTE IL COVID-19: UN’INDAGINE NEL REGNO UNITO

L’ONG inglese Release ha pubblicato la prima parte dei risultati di un’indagine, condotta presso cittadini maggiorenni residenti nel Regno Unito, attraverso questionari online, su vari aspetti connessi all’uso di sostanze illegali. Su un totale di 2,621 risposte, ricevute fra il 9 aprile e il 17 settembre 2020, emerge come dato di fondo che i rispondenti non hanno riscontrato particolari difficoltà di reperimento delle sostanze illegali durante la pandemia. Sulla frequenza d’uso durante la pandemia, il 43% ha ammesso un aumento, il 21% una riduzione e il restante 36% ha mantenuto una frequenza comparabile al passato. Circa 1 acquirente su 10 ha utilizzato il Dark Web per comprare le sostanze desiderate, di cui il 13% per la prima volta e il 26% ha ammesso che potrebbe usarlo in futuro nel caso trovasse problemi di reperimento. Rispetto ai prezzi d’acquisto delle sostanze, la maggioranza riporta che sono aumentati, specie nel periodo successivo alla fine del primo lockdown nazionale.

La singola sostanza illegale più acquistata è stata la cannabis, che rappresenta il 70% degli acquisti totali, mentre, come è stato segnalato da varie altre indagini, poco frequenti sono le segnalazioni d’acquisto per MDMA, ecstasy e altre sostanze legate al divertimento notturno. Molto interessante il dato relativo alle misure di distanziamento sociale: circa i due terzi dei rispondenti ha affermato che gli spacciatori le rispettavano, anche utilizzando modalità di pagamento elettroniche o utilizzando dei guanti. Il dato inquietante dell’indagine è relativo ai danni individuali e sociali connessi all’uso di sostanze. Durante la pandemia, il 51% ha sperimentato sintomi di astinenza più severi, ha avuto il 39% overdose non fatali in più, il 47% ha avuto contatti più frequenti con la polizia e il 36% ha condiviso in modo più frequente accessori iniettivi.

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