CRISI DEGLI OPPIACEI E RESPONSABILITA’ DELLE SOCIETA’ FARMACEUTICHE IN USA

Dopo che società farmaceutiche come Purdue Pharma e Johnson & Johnson hanno già siglato accordi miliardari per chiudere le vertenze aperte a loro carico in tutto il Paese, anche la società di consulenza aziendale internazionale McKinsey & Company starebbe firmando un accordo da 573 milioni di dollari per risolvere decine di cause legali. Come per Perdue Pharma e  Johnson & Johnson, la società sta infatti fronteggiando decine di cause in tutti gli stati USA, con richieste di danni milionarie, perché accusata di avere alimentato, in modo consapevole, la crisi degli oppiacei, per fini economici. Secondo quanto riporta un articolo del New York Times, ripreso da Huffington Post Italia, nel caso di McKinsey & Company, la società di consulenza strategica avrebbe facilitato le case farmaceutiche produttrici a “sovralimentare” le vendite di oppioidi, contribuendo così all’overdose di decine di migliaia di persone.

“Per la prima volta, infatti, il patteggiamento di McKinsey solleva l’attenzione sulle responsabilità di consulenti strategici ed esperti di marketing nella vicenda, per quanto l’accordo non rappresenti dal un punto di vista formale un’ammissione di illeciti. Le autorità – riporta l’AP – avevano intentato le cause civili dopo che erano emersi i dettagli dei consigli di McKinsey a Purdue Pharma, di proprietà di membri della famiglia miliardaria Sackler, su come aumentare le vendite di OxyContin, il suo potente oppioide. Secondo una causa intentata dal procuratore generale del Massachusetts, i suoi consulenti avevano sollecitato i direttori di Purdue a considerare di “sovralimentare il motore della vendita”, incoraggiandoli a indirizzare i rappresentanti a visitare i medici con un record di prescrizioni di oppioidi.

Una e-mail del luglio 2019 divulgata nel contenzioso mostra un partner di McKinsey discutere dell’opportunità di “eliminare tutti i nostri documenti e mail”. I suggerimenti dei consulenti McKinsey sarebbero stati accolti come “una benedizione” dal consiglio d’amministrazione della società nel 2013, quando le prime reazioni alla crisi da overdose iniziarono a tradursi in un calo delle prescrizioni mediche. A dicembre la società di consulenza ha respinto l’idea di aver cercato di peggiorare la crisi di salute pubblica, ma ha ammesso di non essere stata “all’altezza” della sua responsabilità nel tenere conto delle possibili conseguenze del proprio lavoro.”

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