STUDIO SU UN CAMPIONE DI PAZIENTI CON DISTURBO DA GIOCO D’AZZARDO

Sul Bollettino 3/2020 di ALEA è stato pubblicato lo studio “Effetti del lockdown per l’emergenza COVID-19 su un campione di pazienti con Disturbo da Gioco d’Azzardo in carico all’ambulatorio specialistico DGA della ASL” (Carenti Maria Luisa et alter), che traccia i risultati delle nuove modalità di trattamento e di presa in carico sui pazienti affetti da disturbi del gioco d’azzardo (DGA) di una ASL romana. La pandemia ha comportato una riorganizzazione di tutti i servizi erogati in modalità online, sia dei colloqui individuali che dei diversi gruppi. Per valutare l’andamento e l’efficacia di queste nuove modalità terapeutiche nonché gli effetti del lockdown sui pazienti con DGA sono state raccolte le osservazioni su un campione di 44 pazienti (di cui 10 donne) affetti da DGA. In generale, i risultati raccolti mostrano che i pazienti hanno accolto in modo positivo la riorganizzazione dei servizi durante il periodo di lock-down. L’interruzione forzata dal gioco per molti ha facilitato l’astinenza dal gioco d’azzardo anche in due momenti successivi al lockdown (immediatamente dopo e a distanza di 3 mesi) e non si è verificato il temuto travaso di gioco d’azzardo dai luoghi fisici alle piattaforme online.

“Sulla base di una stima clinica rispetto all’appartenenza dei singoli giocatori a una delle tre tipologie incluse nel modello patogenetico di Blaszczynski e Nower (2002) il 55% dei giocatori è stato riconosciuto come appartenente alla tipologia 1 (giocatori condizionati nel comportamento), il 27% alla tipologia 2 (giocatori emotivamente vulnerabili) ed infine il 18% alla tipologia 3 (giocatori impulsivi antisociali). L’andamento della frequenza del trattamento prima e durante il lockdown da parte dei pazienti appartenenti al campione analizzato è stata la seguente: il 75% (n=33) dei pazienti ha mantenuto una frequenza continua (ossia uguale prima e durante il lockdown), l’11% (n=5) nel passaggio a trattamento in remoto ha seguito in modo discontinuo, mentre un altro 11% (n=5) dei pazienti che, prima del lockdown frequentava in modo discontinuo, è riuscito a seguire il trattamento grazie alla modalità online in modo più costante. È stato infine registrato un unico drop-out. Un dato particolarmente interessante emerso dall’analisi dei dati raccolti riguarda l’astinenza dei pazienti dal gioco d’azzardo registrata prima e in due momenti successivi al lockdown (immediatamente dopo e a distanza di 3 mesi). Prima del lockdown 25 pazienti di 44 sono risultati astinenti dal gioco d’azzardo, subito dopo il lockdown i pazienti risultati astinenti sono saliti a 37 per poi tornare quasi al dato iniziale dopo tre mesi dall’uscita del lockdown (28 su 44). I dati emersi evidenziano come i programmi di trattamento attivi nell’ambulatorio DGA della ASL Roma 1 mostrino la loro efficacia nel tempo; infatti la maggior parte dei pazienti, già astinente prima del lockdown si è mantenuta tale anche durante, subito dopo e a distanza di 3 mesi, nonostante l’impatto emotivo comportato dalla situazione e dalle differenze nel setting terapeutico ad esso associate.

Gli stessi si sono infatti visti catapultati dalla classica modalità de visu, presso una struttura a loro familiare e garante di privacy, a una modalità da remoto non sempre di facile gestione a causa di possibili interferenze familiari e alla novità dello strumento di relazione. I risultati evidenziano inoltre un incremento dei pazienti astinenti immediatamente dopo il lockdown; tale dato è facilmente giustificato dall’assenza d’offerta di gioco dovuto alle restrizioni ministeriali per l’emergenza sanitaria e confermato dal successivo registrarsi di molte ricadute pochi mesi dopo la riapertura degli esercizi adibiti al gioco. Contrariamente al timore degli operatori, non è stato riscontrato un incremento del gioco online durante la permanenza in casa, che diversamente dalle Slot e VLT è rimasto disponibile. (…) Globalmente la generale limitazione delle attività quotidiane a causa del lockdown ha permesso di ridurre l’impatto con i triggers esterni, come ad esempio entrare in contatto con luoghi, ambienti, gruppi sociali e persone che possano ricordare o rimandare al gioco d’azzardo, confermando così i dati della letteratura sull’azione svolta dall’assenza di proposte ed opportunità di gioco e quella negativa ad opera degli stimoli inerenti al gioco d’azzardo (Casciani & De Luca, 2018). Rispetto all’andamento dei percorsi terapeutici, diversamente da quanto ci si sarebbe aspettato, è emersa una forte compliance fra paziente e terapeuta/i caratterizzata, in alcuni casi, anche da una maggiore assiduità e presenza riscontrata agli incontri programmati“.

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