ISOLAMENTO FORZATO – RISCHI E RISORSE

data di pubblicazione:

30 Marzo 2020

Nel momento in cui il coronavirus si è fatto un problema concreto in tutto il Paese, il governo ha disposto misure per contenere il contagio da coronavirus sempre più stringenti. Pochissimi contatti sociali (esclusi quelli obbligati), nessuna uscita in punti di ritrovo e il blocco delle attività commerciali (tranne alimentari e farmacie) in tutta l’Italia un’estesa zona protetta.
Tuttavia, la quarantena forzata può portare qualche conseguenza psicologica, soprattutto nelle persone più esposte. Tra queste ci sono anche gli Hikikomori, ovvero ragazzi, in maggioranza maschi tra i 15 e i 25 anni, che non studiano e non lavorano, ma che trascorrono quasi tutto il loro tempo chiusi nelle loro camere da letto e, in casi più gravi, finiscono per non parlare più con nessuno.

Come afferma Marco Crepaldi, presidente di “Hikikomori Italia”, in un’intervista, la situazione di un isolamento forzato, come nel caso del Covid-19, può risultare particolarmente difficile per i soggetti di questo tipo. La sua “missione”, infatti, è quella di prendere questi giovani e di restituirli alla società. Ma quando questo non può succedere, è necessario monitorare tutti i casi: dagli hikikomori che non riescono a stare in contatto con altre persone, a quelli che non riescono a rimanere completamente soli, con il rischio che la solitudine provochi in loro un trauma psicologico talmente importante da sviluppare anche “sindromi ansione incontrollabili”, aumentando i casi di depressione.

Le difficoltà post-quarantena
Come riportato da Crepaldi, le tante persone che, magari, hanno una tendenza all’isolamento sociale ma mantenevano alcune attività che permettevano loro di rimanere in contatto con il modno esterno, potrebbero subire conseguenze importanti: “Può darsi che, quando si uscirà dalla quarantena, chi è sprofondato in questa situazione di depressione e ansia poi non riesca più a riprendere una vita normale. Questo è il pericolo, il contro, di questa situazione. Non è chiaro come le persone possano reagire a questo isolamento forzato. Ognuno ha una personalità diversa, ci sono davvero persone che potrebbero vivere questo momento come una trappola”.

Secondo l’esperto, corrono più rischi coloro che hanno una tendenza all’isolamento sociale e stavano combattendo per riuscire a vincerla. Un esempio su tutti riguarda gli studenti che, almeno con le ore di scuola, avevano altri contatti sociali durante la loro giornata. “Quelle persone, adesso, sono del tutto isolate e non è detto che in questo periodo non perdano completamente le skill sociali e finiscano per isolarsi anche quando si potrà uscire“, continua Crepaldi. Che aggiunge: “Una persona che ha la tendenza all’isolamento sociale, nel momento in cui perde anche quei pochi appigli che ha nei confronti della socialità, rischia di non riuscire a recuperarli“.

In base a quanto riportato dall’esperto, un altro gruppo di persone che può subire gli effetti più negativi di questa quarantena collettiva sono i soggetti iperattivi, cioè persone “che hanno uno stile di vita completamente lonanto da casa, totalmente esterno, per cui la costrizione e l’isolamento forzato potrebbe essere un trauma da non sottovalutare”. Secondo Crepaldi, poi, non bisogna banalizzare dicendo semplicemente “Ma dai cosa ti costa stare a casa un mese?”, perché proprio quel periodo, per chi non è abituato a starci un minuto, potrebbe trasformarsi in un “fautore di una sindrome depressiva“.

“Stare a casa non è uguale per tutti”
Crepaldi, poi, segnala un’altra questione che, spesso, viene sottovalutata e cioè che l’isolamento domestico è diverso se si vive da soli o se si è in famiglia: “Le persone che vivono da sole potrebbero essere ancora più colpite dal punto di vista del malessere psicologico, perché per loro la solitudine è estrema, mentre una persona che ha figli o famiglia, oppure è in un nucleo particolarmente grande, l’isolamento in casa è completamente diverso”.

“Chiedete aiuto se state male”
Secondo l’esperto, per evitare forme di depressione da isolamento è necessario chiedere aiuto quando un soggetto ne senta il bisogno: “Chi si rende conto di vivere questo momento in modo particolarmente ansioso e depressivo dovrebbe chiedere aiuto. Anche in questo momento ci si può rivolgere a psicologi o a psichiatri, qualora servissero farmaci per persone particolarmente esposte”. Crepaldi, poi, alle maggior parte delle persone, che non vivono un’angoscia tale da sviluppare una patologia, consiglia di avere “uno stile di vita che sia il più vicino possibile alla vita che facevamo prima“, tenendo ovviamente conto delle misure richieste dalle autorità.

In questi casi, poi, secondo l’esperto, “anche i rapporti digitali possono essere rapporti da non sottovalutare“: “Si dice spesso che il digitale è virtuale e non è reale, però in questo caso riscoprire il piacere di un incontro digitale può essere meglio che passare la giornata o i tempi morti a fare divano-letto o poco altro”. Ma Crepaldi chiarisce: “I rapporti diretti sono fondamentali per le persone. Un mese senza rapporti diretti non è per niente una cosa da sottovalutare“.

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