I SERVIZI ESSENZIALI DEL COVID-19 IN EUROPA

data di pubblicazione:

24 Marzo 2020

In periodo coronavirus, quali sono i criteri per definire i servizi come essenziali e quindi che possono restare aperti? Ovviamente non possono essere criteri individuali.
La parola “essenziale”, però non solo si confronta con le abitudini individuali ma anche con quelle collettive o sociali. Nel nostro Paese, pur con differenze regionali talvolta notevoli, il governo nazionale sembra in grado di agire in questo senso. Problemi ci sono, ma al momento sembra che siano essenzialmente sulle norme di tutela sanitaria, per il resto delle abitudini ci sembra che le limitazioni imposte non facciano violenza a nessuna cultura o tradizione.

Ma cosa accade negli altri Paesi? Anche quelli dell’Unione Europea?
Quali sono i criteri per determinare ciò che viene considerato di primaria necessità?
Molti stanno adottando un metodo che, in buon parte del mondo, viene chiamato “italiano”, ovvero le strategie messe in atto dall’Italia ma riprese dalla Cina.

In Francia si stanno ancora chiedendo, nell’interpretazione delle direttive emergenziali, se i venditori (esclusivi) di vino e le librerie fanno parte di questa essenzialità.

In Belgio il governo ha autorizzato i parrucchieri a restare aperti, solo su appuntamento e con un cliente per volta. Ora stanno cercando di capire come garantire il metro di distanza fra persone, anche lì considerato il minimo per evitare ogni forma di contagio.

In Austria, dove i provvedimenti emergenziali sono stati presi prima di altri Paesi Ue, è in corso una sorta di battaglia politica sui parchi, soprattutto a Vienna, dove rappresentano un punto locale di orgoglio. Gli ecologisti, che sono al governo con i conservatori, sono riusciti ad ottenere che “passeggiare nei parchi” faccia parte delle eccezioni alla limitazione di mobilità.
“Le persone hanno bisogno di spazi per respirare”, ha detto il ministro della Salute Rudolf Anschober, precisando che solo le passeggiate in solitaria o in famiglia sono autorizzate, mantenendo il metro di distanza con gli altri che si incontrano.

In Olanda è di un altro tipo il servizio che ha riaperto parzialmente le porte, i famosi coffee-shop. Il governo all’inizio aveva deciso di tenerli chiusi come la maggior parte degli altri esercizi commerciali, ma poi ha fatto marcia indietro. Il timore di una crescita dei traffici illegali di sostanze stupefacenti lo ha fatto desistere, ma col divieto di consumo negli stessi negozi.

In Polonia è stato deciso di tenere aperte le chiese. Mentre la Conferenza episcopale italiana (Cei, che ha un certo peso negli ambienti del cattolicesimo romano) ha accettato le decisioni del governo italiano di sospendere le cerimonie civili e religiose, la sua omologa polacca aveva in un primo tempo dato disposizioni perché le varie funzioni religiose fossero moltiplicate sì da diminuire il numero di fedeli presenti nelle chiese, conformandosi così alle direttive sanitarie sulla promiscuità.

In California, nell’ovest degli Usa, il Comune di San Francisco ha anch’esso fatto marcia indietro rispetto ai provvedimenti presi nei giorni precedenti, e la Sindaca London Breed ha fatto sapere che i dispensari di cannabis potevano restare aperti. “La marijuana è un farmaco essenziale per molte persone”, ha detto l’assessore alla Salute pubblica di San Francisco in un tweet. Il tutto ovviamente rispettando le misure di sicurezza sanitaria come il metro di distanza tra clienti e commessi.

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