RECORD DI OMICIDI IN MESSICO, IL RUOLO DEI NARCOS

Nonostante le buone intenzioni proclamate durante la campagna elettorale, e nel primo anno di amministrazione, da parte del presidente Obrador rispetto a una pacificazione nella guerra contro il narcotraffico, non solo non si arresta, ma si aggrava la violenza criminale in Messico. Nel 2019 si è raggiunto il numero record di 34.582 omicidi, il numero più alto dal 1997, cioè da quando esiste tale statistica, di cui una parte preponderante attribuibile al narcotraffico. Il Messico affronta quindi una condizione di guerra civile strisciante, con la popolazione civile stretta in una morsa. Ampie regioni del paese si presentano, dal punto di vista della sicurezza e del controllo del territorio, terre di nessuno, contese fra organizzazioni criminali e forze di polizia. Oltre agli omicidi, due dati citati in un articolo de Il Manifesto danno l’ampiezza e la gravità della situazione. «(…) I desaparecidos risultano 61.637, di cui la quasi totalità, 60.053, tra il 2006 e il 2019 (…) Bisogna dirlo: si è voluto per molto tempo minimizzare il problema e renderlo invisibile», ha dichiarato il sottosegretario per i Diritti umani della Segreteria di governo Alejandro Encinas, diffondendo anche i dati relativi alle fosse clandestine: 873 quelle scoperte negli ultimi 13 mesi, per un totale di 1.124 cadaveri, di cui solo 395 identificati e appena 243 consegnati ai familiari”.

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